L’intervista: Paola Garbarino, il fantasy e il suo “Popolo dei Sogni”

di Stefania Sottile

Come sempre, dopo la recensione, proponiamo l’intervista al suo autore. In questo caso a concedercela, Paola Gambarino, prolifica autrice della saga Star e avventuratasi nel mondo fantasy con “Il Popolo dei Sogni”, letto e recensito per noi da Camilla Fontana.

Rompiamo il ghiaccio parlando del tuo esordio nel mondo fantasy. “Il popolo dei Sogni”, infatti, è il tuo primo romanzo sul genere. Parlaci del libro, di cosa ha ispirato i personaggi e cosa ti ha indotta a scriverlo.

Buongiorno a tutti! Allora, il Fantasy è, e rimarrà sempre, il mio grande amore, è il genere che amo e che m’ispira di più e “Il popolo dei Sogni” non è il primo che ho scritto ma soltanto il primo che ho pubblicato, ne ho un’altra decina pronti, da revisionare, scrivo da anni perché mi è necessario quanto respirare. Sono sempre stata affascinata dalle storie fantastiche, dai miti, dalle leggende e una delle cose della mia infanzia che ricordo con maggior tenerezza è mio padre che inventava storie di Fantascienza per me. Le mie storie non nascono mai a tavolino, di solito vengo folgorata da un’unica idea, e intorno a quel “canovaccio” costruisco la storia, non so mai come si evolverà o come finirà, è come se fosse la storia stessa a dipanarsi sulla pagina. Lo stesso è per i miei personaggi: inizio a conoscerli pian piano, crescono, si evolvono, mi stupiscono. So che può sembrare folle ma credo che per molti scrittori sia così.

“Il popolo dei Sogni” in ordine di tempo è l’ultimo fantasy che ho scritto, l’ho pubblicato per primo perché, come scrittura, si avvicina di più a quella che ho sviluppato ora. Visto che anche la scrittura personale si evolve con l’età, alcuni dei romanzi più vecchi non li sento più “perfetti”, ho bisogno di rimaneggiarli. L’idea per il romanzo mi venne una volta sull’autobus: c’era seduto un ragazzo carino e io mi chiesi chi potesse essere, che vita facesse. E poi, assurdamente, fui risucchiata dalla mia immaginazione: “E se non fosse ciò che sembra? Se potesse venire sulla Terra soltanto per pochi giorni all’anno? Se potesse vedere cose che io non vedo?”

Sì, credo che tutti gli scrittori fantasy facciano questi voli pindarici (o abbiano bisogno di un neuropsichiatra J)!

Domanda sicuramente prevedibile: quali sono le ragioni che ti hanno ispirata verso il genere fantasy? Considerando che il tuo esordio nel mondo letterario è segnato da una saga romance.

Come già scritto prima, il Fantasy è il mio grande amore letterario, quindi per me è stato naturale quanto respirare scrivere delle storie fantasy. L’esordio romance è stato una scelta, come spiego anche alla fine della mia Stars Saga; non conoscendo appieno i meccanismi del Self-publishing ed essendo molto gelosa dei miei figli fantasy, decisi di provare a pubblicare dell’altro, un genere che in quel momento, sull’onda di “Beautiful disaster”, stava tirando molto: il New adult. La trama l’avevo in mente da anni: come sarebbe potuta andare una storia d’amore tra una rockstar e una ragazza normale? Ho scritto il romanzo in pochi mesi, poi è piaciuto e, visto che avevo continuato a pensarci, ne sono venuti altri quattro e una novella. La maggior parte dei miei lettori mi conosce per la saga romance, non per il fantasy, penso di averli interdetti con “Il popolo dei Sogni”.

Quando si parla del genere fantasy in Italia, molti affermano che sia sottovalutato nonché difficilmente vendibile. Qual è la tua opinione?

Siamo un antico popolo di grandi scrittori ma non lo siamo altrettanto come lettori e, purtroppo, la massa è orientata su ben altri generi. Avendo fatto esperienza anche con una saga romance, ho purtroppo constatato che il Fantasy è ancora una nicchia in Italia.

Pur conoscendo il mio stile e avendo amato ben 5 libri miei, molti dei miei lettori non hanno acquistato il mio fantasy o, per loro stessa ammissione, non sono riusciti a terminarlo. Credo che il Fantasy lo si ami o lo si odi, senza mezzi termini! E credo che molti lettori non sappiano ciò che vogliono, penso sia difficile rimanere davvero delusi da un libro se lo si è scelto con attenzione, soprattutto perché molte piattaforme, come Amazon, concedono una buona fetta gratuita da leggere. Mi è appena capitata una recensione negativa in cui l’utente si lamenta che la scena di sesso non sia stata coi fuochi d’artificio e che io abbia, più volte, spezzato la tensione emotiva tra i due protagonisti: si sta leggendo un new adult! E in quanto a spezzare la tensione, cosa si dovrebbe dire di quelle saghe dove si attendono tre o più libri per avere anche solo un bacio? E, appunto, esistono fantasy dove l’amore non è proprio contemplato o se c’è resta qualcosa di non detto. Penso che la scena più sexy che abbia letto in Terry Brooks sia la disperazione d’amore del personaggio Wil quando Amberle si tramuta in albero, in “Le pietre magiche di Shannara”. Per me è evidente che questo lettore non ha scelto bene il libro da leggere. Insomma, certi lettori non sono disciplinati, non sanno ciò che vogliono, non sanno scegliere. Poi, certo, non si può piacere a tutti, ma penso che per fare una recensione sia necessario tener presente molti fattori, soprattutto riguardanti la forma, la storia e non solo un’impressione puramente emotiva. Purtroppo basta vedere le classifiche per rendersene conto, se scrivessi erotici venderei molto di più. Ho appena dato un’occhiata su Amazon: la trilogia de “Il signore degli anelli” (pubblicata dal 1954) ha 326 recensioni; “Cinquanta sfumature di grigio” più del doppio. Senza nulla togliere al secondo, che personalmente aborrisco, dovremmo decretare che sia un capolavoro perchè ha più recensioni? Il lettore fantasy credo che acquisti con più coscienza e che lasci meno recensioni. Facendo parte di molti gruppi letterari fb, vedo lettrici capaci di acquistare un romance al giorno, non penso che capiti lo stesso a un lettore fantasy. Poi sono le stesse case editrici, a mio avviso, a spingere di più certi generi, basti pensare a questa invasione di romance un tanto al chilo, mentre non trovo affatto la stessa scelta nel Fantasy. Oltre agli e-book, che sono molto pratici soprattutto per una come me sempre in viaggio, amo acquistare e collezionare cartacei: non so come sia per ognuno di voi, ma nella più grande libreria di Genova il reparto Fantasy è molto piccolo, spesso unito a quello di Fantascienza. Per avere più scelta passo in rassegna i libri per ragazzi, ma sento che la categoria sia bistrattata. Sono stata a New York a Natale e mi sono incantata, dentro certe librerie, a guardare, oltre alla gran quantità, la varietà di edizioni di un singolo libro, roba che qui sarebbe Fantascienza.

Il Fantasy credo che sia anche più colto, non per niente è il genere lettarario più antico, provenendo direttamente dal Mito, dall’Epica: ha più riferimenti, ha un passato antico, certe cose fanno parte degli archetipi universali. Non piace, non viene capito da tutti, può annoiare il lettore medio. Credo che una recensione da 5 stelle per un Fantasy valga di più delle stesse per un romance. Secondo me i lettori di Fantasy sono meno ma sono lettori forti e più esigenti. Mi è capitato, per il romance, che alcuni lettori mi chiedessero quanto fosse lungo il romanzo, perché non volevano leggere oltre un certo numero di pagine. Penso che un lettore fantasy non farebbe mai una domanda del genere, ritengo che non si spaventerebbe per la lunghezza della storia: siamo abituati alle saghe! Frequento molti gruppi fb letterari e mi sconvolgo sempre quando affermano che Tolkien sia una noia. Un lettore fantasy ha delle basi che forse un altro tipo di lettore non ha. Purtroppo penso che si stia andando a finire nella Letteratura mordi e fuggi, da fast food, consumabile velocemente e a poco prezzo. E lo dice una che scrive e pubblica anche romance.

La storia appare molto interessante, soprattutto da un punto di vista psicologico, dunque siamo curiosi di sapere: quanto c’è in te nel disagio della protagonista nei confronti della realtà? E ti sei ispirata a qualche tua esperienza o a qualcosa di particolare per il dramma di Haakon?

Nei personaggi penso che sia impossibile che non vada a finire qualcosa dello spirito dello scrittore. In Lili c’è certamente qualcosa di me, il sentirsi spesso non sulla stessa lunghezza d’onda della massa, ma credo che sia qualcosa che, più o meno, accada a tutti gli artisti. Se non ci fosse un po’ di tormento, non immagineremmo altri mondi, altre storie. Haakon è un ragazzo spezzato, con una famiglia disastrata alle spalle e un padre che non lo capisce, è qualcosa che accade continuamente nel mondo normale e penso che certe dinamiche e certi sentimenti siano universali, indipendentemente dal fatto che un personaggio non sia del tutto terrestre. Per il resto, è tutto frutto della mia immaginazione. La componente psicologica è sempre molto presente nei miei scritti, ce n’è parecchia anche nella saga romance, i lettori mi dicono che si riesce davvero a entrare nella testa dei personaggi. Non è una cosa voluta apposta, è il mio modo di scrivere, di spiegare le cose e penso che anche questo lo si odi o lo si ami, certi lettori vogliono solo e sempre azione, ma per me non c’è nessuna azione che non abbia dietro una psicologia, i miei personaggi si muovono spinti da qualcosa di profondo. Non per niente Psicologia era una delle mie materie preferite alle superiori. Personalmente non amo i personaggi come i “tipi fissi” delle Fiabe: il buono senza alcuna macchia, il cattivo sino al midollo. Penso che ogni cosa possa essere multisfaccettata e che le ombre possano nascere solo dove c’è luce. Amo il cattivo con un lato buono, fragile, spezzato, come il Morfeo del mio “Il popolo dei Sogni”.

Qual è il tuo libro fantasy preferito? Viceversa, qual è il peggiore che tu abbia mai letto?

La mia pietra miliare è “La storia infinita” di Michael Ende, che non ritengo un libro da bambini. Ogni volta che lo rileggo scopro qualcosa di nuovo, è magico, è poetico. Non ho un libro peggiore, scelgo bene i romanzi da leggere. Ho letto tutta la serie di Terry Brooks e forse qualcuno non è stato all’altezza, penso che capiti quando si continua a scrivere sequel. Mi piace molto, oltre al Fantasy classico, anche l’urban e il paranormal. Di più recenti ho apprezzato molto la rivisitazione urban di Alice nel paese delle Meraviglie, della Howard; la saga Dark Elements della Armentrout (anche lei divisa tra il paranormal e il romance); e la serie Shadowhunters della Clare.

Curiosità sul futuro: pensi di scrivere un’altra storia fantasy? Se sì, hai già qualcosa in cantiere?

Come ho già detto ho una serie di romanzi già scritti, vanno solo rimaneggiati un po’. Visto che l’esperienza coi Romance è stata buona, sto portando avanti anche questo, quindi in questo momento sto contemporaneamente scrivendo un nuovo new adult “Non ricordo ma ti amo” e rimaneggiando un paranormal “Il sangue degli angeli”. Spero di vedere presto anche questo recensito sul vostro sito. Grazie per l’intervista!

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