L’intervista: fra le Costellazioni Familiari di Marika Lopa

Al Salone del Libro di Torino abbiamo avuto il piacere di incontrare Marika Lopa, giovane autrice de “La stella del giudizio”. Bianca Casale, nostra inviata al Salone Internazionale del Libro di Torino, di cui ci parla in questa riflessione, l’ha intervistata per noi, per farci capire quali sono i segreti dietro al talento di questa scrittrice e le difficoltà di chi intraprende la strada dell’auto pubblicazione.

di Bianca Casale –

Il tuo libro è edito grazie all’auto pubblicazione, scelta obbligata o presa in autonomia?
Si è trattato di una vera e propria scelta. Io ho deciso di non inviarlo subito alle case editrici perché sapevo che tanto c’era l’auto pubblicazione. Mi fidavo.

Ti sei affidata al passaparola. Quello di proporti a una casa editrice potrebbe essere un passaggio successivo o sei decisa a proseguire su questa strada?
Adesso mi rendo conto che, senza una casa editrice alle spalle, c’è un alto dispendio di energia e costi: non c’è finanziamento, promozione, richiede un alto dispendio di tempo che per carità mi fa piacere farlo…e anche se il mio mestiere è nel campo del marketing è più difficile per se stessi.

Quali sono le fonti d’ispirazione letterarie a cui hai attinto per questo romanzo?
Mi piace leggere molto. Sì, sono onnivora. Sembra strano ma l’unica cosa che non mi piace leggere forse è la fantascienza troppo spinta. I miei autori preferiti sono Ken Follett, Micheal Ende, J.K. Rowling.
Il fantasy sì mi è sempre piaciuto, però solo adesso ho scoperto che è proprio il mio genere sia di lettura che di scrittura, si avvicina, più di quanto immaginassi – a livello di simbologia –  alla vita reale. Quindi sì, il fantasy per scelta anche perché secondo me può essere molto educativo e istruttivo. Poi ho conosciuto la teoria delle costellazioni familiari e mi aveva talmente affascinato l’idea…

Affascinato l’idea di un destino legato alla propria famiglia, alle scelte fatte precedentemente. Effettivamente c’è qualche supporto scientifico a questa teoria…
Sì, un piccolo supporto scientifico c’è, ed è saltato fuori recentemente perché gli studi su questa teoria stanno aumentando: in particolare si sta studiando molto il DNA per cercare di capire un pochino meglio se funziona o non funziona a livello scientifico e provato. In pratica, hanno constatato come i traumi si tramandino nei geni del DNA. Come se la propria storia rimanesse impressa nel nostro patrimonio genetico.
Quindi praticamente questo significa che ognuno di noi nel suo piccolo ha una missione da compiere…questo si collega al fantasy, al viaggio dell’eroe…

“Sono profondamente convinta che le parole hanno un grande potere per questo cerco di usarle al meglio per la diffusione dei valori in problemi, coraggio, amore, libertà del cuore e dell’anima.” Vuoi spiegarci meglio questa tua idea di far passare i tuoi valori attraverso la scrittura?
Secondo me gli scrittori hanno una grande responsabilità perché i libri ovviamente trasmettono delle emozioni. Qualche giorno fa ho scoperto che il libro “I dolori del giovane Werter” avevano indotto all’epoca un tasso di suicidi piuttosto alto…Questo per me dimostra come la sofferenza sia come un virus, lo scrittore ha il compito di aiutare il lettore a metabolizzarla e a convertirla in qualcosa di positivo.
Per cui nei libri ci possono essere descritti degli eventi drammatici ma poi dobbiamo processarli. Ecco perché lo scrittore ha una grandissima responsabilità e questi miei valori devono essere trasmessi nei miei libri.

Parlaci di Julia, la protagonista di questo romanzo. Quanto c’è di lei in te e viceversa. Quanto ti somiglia Julia Oz?
All’inizio non avevo pensato a farla somigliare a me… poi mi sono accorta che alla fine…

Credo sia una tendenza normale per chi scrive, però ti dico a volte non è così semplice rivedersi nel proprio personaggio… qui forse è possibile vedere una te di qualche anno fa. Può essere?
Sì, probabilmente ci sono vari strati della mia vita, una me di qualche anno fa che si è evoluta, infatti nel corso del libro ho cercato di farla evolvere…

E’ vero… infatti la domanda successiva sarebbe stata che inizialmente Julia ci ha ricordato un po’ Belle Swan di Twilight…
Anche, sì.

Poi per fortuna prende un suo carattere più marcato e diventa più coraggiosa e più ardita… è stato anche il tuo percorso questo?
Sì esatto. Ed è soprattutto un percorso legato alla consapevolezza, non ha una maturità legata allo scorrere del tempo ma anche alle cose che si apprendono…Poi ci sono dei personaggi, più saggi, che l’aiutano in questo percorso.

Come mai l’ambientazione nel New Mexico? Una passione per questo luogo?
No in realtà – devo essere proprio sincera – non era proprio una passione mia quella del New Mexico, anche perché non ci sono mai stata; è stato un modo per attirare i lettori che sono più affezionati allo scenario americano. Conto di andarci il prima possibile, ma per redigere questo romanzo, oltre al lavoro di documentazione, ho chiesto consiglio ad una mia amica che ha vissuto in America tre anni.

Così hai regalato alla gente la possibilità di fare il tour delle tue opere… sei molto lungimirante…
Questo è il primo di una serie di romanzi, è giusto? Quanti saranno e quando l’uscita del secondo?
Saranno tre. Tre come tre erano le mongolfiere sul fiume. Diciamo che queste tre mongolfiere avranno un ruolo in ogni libro…ci vorrà un annetto, secondo me, per il sequel.

Le ricerche cliniche – torniamo sulle costellazioni familiari – evidenziano uno scetticismo nei confronti del metodo, definendone i risultati come una sorta di effetto placebo, una sorta di auto convincimento, una soggezione. Tu sei d’accordo, considerando la cosa a livello personale e non scientifico?
No, no, assolutamente no…Questa cosa è vera. Questa è una mia opinione personale, ovviamente non sono uno scienziato…appunto ho partecipato alle costellazioni, molto spesso vengo chiamata per fare dei personaggi e io, come gli altri, sento quello che prova quella persona anche se non la conosco…e la persona che mi ha chiamato a impersonare sua madre, suo padre, ecc, mi dice che la sto facendo identica.

Quindi, in qualche modo pensi che ci sia un legame…
Sì, sì. Io stessa ho fatto costellare la mia famiglia e persone che non la conoscevano hanno espresso proprio le caratteristiche dei miei familiari.

L’interesse per le costellazioni familiari è legata anche al fatto che tua sorella fa la psicologa…
Sì. Lei si è specializzata nello studio sulle costellazioni familiari. Lei lo fa da sei anni e io dopo qualche anno ho deciso di scrivere un libro…cosa che a lei non era venuta in mente.

Che storia c’è dietro la copertina del tuo libro?
L’ho fatta fare da un’amica illustratrice, Aurora Braga, veramente brava, una persona professionale. Gli ho fatto la descrizione di come doveva essere la copertina, gliel’ho fatta fare molto presto, non l’avevo ancora finito il libro. Mi era venuto da chiederle di modificarla un po’, più avanti però qualcosa mi diceva che dovevo tenerla così. Io vado molto ad istinto…

Perché le mongolfiere, da dove arriva questa idea?
Praticamente avevo scoperto che ad Albuquerque – che è la città dove si svolge il libro – c’è questa festa delle mongolfiere…

L’idea di Lilith viene da qualche fonte di ispirazione generale o…
Io volevo qualcosa di leggendario e mitologico…Non conoscevo la figura di Lilith, ho fatto proprio delle ricerche per rintracciare un personaggio femminile che mi soddisfacesse nel ruolo del “cattivo”.

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