Brocéliande, la foresta della Dama del Lago

di Bianca Casale

Siamo in Bretagna, non lontano da Rennes, e dopo aver visitato Tintagel non possiamo non parlare di una altro luogo “classico” della mitologia arturiana: la Foresta di Brocéliande.

Brocéliande è una foresta antica,  ricca di leggende che ruotano attorno alle figure di Merlino, di Viviana,  Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.  Alberi maestosi e splendidi, piccoli laghi, corsi d’acqua, rocce ricoperte di muschio, ogni cosa nella Foresta di Paimpont (o Brocéliande) competono a farne una meta di pellegrinaggio per gli amanti del genere e del fantasy.

Partiremo con il nostro tour virtuale dal castello di Comper, oggi sede del Centro dell’immaginario arturiano, fondato nel XIII secolo, l’antica piazza forte, è divisa in diversi spazi. Le mura, parzialmente in rovina, inquadrano un cortile alla fine della quale sorge un’abitazione del Cinquecento. Questo edificio nasconde due delle principali ricchezze della zona: il Centro dell’immaginario arturiamo, come già accennato, che ha reso le sale del castello uno spazio espositivo dedicato ai Cavalieri della Tavola Rotonda e il parco del castello, il lago di Viviana. Più volte all’anno, il castello di Comper diventa il teatro delle animazioni messe in atto dal centro arturiamo. Sul programma, sempre molto ricco, troviamo: racconti, musica medievale, cavalieri, visite guidate, spettacoli vari dedicati a grandi e piccini. Magari avremo fortuna, o avremo abbastanza fantasia,  e allo stagno di Comper potremmo vedere il regno magico di Viviana nascosto per lei da Merlino. 

Facciamo un piccolo tragitto e ci troviamo nel villaggio di Paimpont, ideale punto di partenza per le escursioni nella foresta, a piedi, a cavallo o in bici, non manchiamo però un giro tra le casette storiche del piccolo paese, ricco di fiori e negozietti. Partiamo dunque per la nostra escursione e raggiungiamo il cuore della foresta dove si trova la Fontana di Barenton, che sobbolle, che è al centro di numerose leggende, curerebbe la follia, con la sua acqua si potrebbe chiamare la pioggia o curare ferite d’amore. Qui si svolse anche la lotta tra Yvain e il Cavaliere Nero, Merlino e Viviana si incontravano qui. Insomma, potrebbe sembrare una semplice fonte, nemmeno delle più belle, ed invece…

Se rimaniamo in zona possiamo andare  a vedere la chiesa di Trèhorenteuc, detta anche Tempio del Graal, le cui splendide vetrate mescolano simboli cristiani a immagini legate alle leggende celtiche ed arturiane.

Andiamo verso L’albero d’Oro: nel 1990, la foresta di Paimpont fu vittima di un tragico incendi che durò 5 giorni.
L’artista François Davin creò l’Oro di Brocéliande, detto anche  Albero d’Oro. Un singolo albero dorato, immagine dell’immortalità della foresta con attorno 5 alberi neri a simboleggiare l’incendio.
L’albero d’oro, volutamente ricorda anche le corna di un cervo ed evoca proprio le leggende celtiche ed arturiane.

Da qui siamo ancora abbastanza forti e andiamo verso La Valle senza Ritorno, vicino a Tréhorenteuc, ad ovest di Paimpont, una piccola valle, verde e rossa. Se ascoltiamo la leggenda, la fata Morgana, sorellastra di re Artù, ferita dal tradimento dal suo amante, decise di imprigionare in questa valle gli uomini infedeli. Lancillotto, unico rimasto sempre fedele a Ginevra, liberò i prigionieri spezzando l’incantesimo di Morgana. Si dice inoltri, che intorno alla valle risuoni ancora il lamento del grande mago Merlino che scelse questi boschi come ultimo rifugio.

In fondo a questa valle, troviamo Lo specchio delle fate, un lago in cui le fate leggevano il futuro gettando un seme di frumento nelle acque. Pare che il motivo per cui si chiami specchio sia la mancanza di vento per la foresta fitta che circonda il lago. Di certo il luogo è evocativo e splendido.

Potremmo anche tralasciare la Tomba di Merlino in favore di un salto nel tempo di qualche secolo per poter vedere le Fucine di Paimpont, architettura industriale nel bel mezzo della foresta, a due passi dallo stagno, passeggiamo davanti alla fonderia, agli altiforni ed alle case degli operai. Attraversato da binari il laminatoio è anche ottimamente restaurato. Non possiamo che immaginare la forgia in funzione, i mantici, il calore, la bruma esterna. Chissà, qualche nano.

Lasciamo la zona, ma prima di andare facciamo ancora un salto al Château de Trécesson che non possiamo visitare, perché proprietà privata, ma possiamo ammirare la sua mole specchiarsi nelle acque e poichè ogni castello che si rispetti deve avere un fantasma, Trécesson ne ha uno, quello della dama bianca, giovane accusata di aver disonorato la famiglia venne seppellita viva dai fratelli. La dama bianca apparirebbe sui tetti del castello di Trécesson nelle notti di luna piena. Pianifichiamo il viaggio per esserci, se ne abbiamo il coraggio.
Altre leggende legate al castello parlano di un fantasma senza testa, di fantasmi che giocano a carte e del “Manoir du Pied d’Ânon”. Che ci si creda oppure no il luogo merita  per la magica atmosfera che vi troviamo.

E allora torniamo alla base, verso Rennes, dove siamo arrivati in aereo, o in TGV. Da Rennes avevamo preso un bus, il  1A della compagnia  ILLENOO.

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