La nuova Babele: tutto quello che abbiamo visto al SalTo2018

–  di Valentina Celes Isernia

Una piccola torre di Babele. È questa l’impressione che si aveva dopo appena 5 minuti al Salone Internazionale del Libro di Torino 2018. Una torre di Babele su un unico piano fisico ma che si innalzava verso l’alto con il linguaggio universale dei racconti.

Laddove l’antico mito del crollo di Babele portava un unico popolo a disperdersi, qui abbiamo ritrovato tanti – 36, per la precisione – Paesi riuniti: Albania, Argentina, Austria, Bangladesh, Canada, Cina, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Federazione Russa, Francia, Georgia, Germania, Grecia, India, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lussemburgo, Macedonia, Messico, Monaco, Norvegia, Paesi Bassi, Palestina, Polonia, Regno Unito, San Marino, Siria, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia.

Sulla strada intrapresa nel 2017 di affidare l’immagine-simbolo del Salone a un noto disegnatore e graphic novelist, dopo Gipi con Oltre il confine, a illustrare il Salone 2018 e il suo tema «Un giorno, tutto questo» è stato Manuele Fior (Cinquemila chilometri al secondo (2010),  L’Intervista (2013),  Le variazioni d’Orsay (Les variations d’Orsay, 2015) e I giorni della merla (2016). L’abbiamo trovata una delle più belle degli ultimi 30 anni, insieme al pay off, che lascia a ognuno lo spazio di completarlo, di contemplarlo, insieme al futuro che auspica. Un giorno tutto questo…

Tantissimi eventi e laboratori per i più piccoli, un’area enorme a loro dedicata, un turbinio di colori e parole. Soprattutto grande presenza di piccoli editori indipendenti. Perché sì, abbiamo quasi snobbato i grandi store per lasciarci cullare dai piccoli gioielli sfornati da chi dovrebbe davvero stare al centro dell’attenzione e dell’economia. O forse sarebbe meglio di no?
Perché se il prezzo da pagare per la celebrità è la produzione di volumi e volumi dal dubbio valore intrinseco (ed anche estrinseco come diremo più avanti), allora preferiamo che la piccola editoria rimanga tale.

Aspettavamo con ansia, ad esempio, la pubblicazione di Gea, edita da Bonelli e con la copertina illustrata da Paolo Barbieri. Siamo rimasti ammutoliti dalla qualità del volume (della copertina, in particolare) per un prezzo di 16 euro, senza nessuno sconto fiera. Abbiamo detto “No, grazie”.

Le nostre risorse sono state dunque destinate in gran parte a stand di piccoli editori, dai volumi curate ed impeccabili, ma soprattutto con una miratissima scelta editoriale, per nulla scontata.

Partiamo dalla Kappalab casa di produzione multimediale, e service editoriale fondata dai “Kappa Boys” e che pubblica volumi dalla copertina patinata di tutta quella narrativa per ragazzi che ha ispirato maestri del cinema di animazione come Miyazaki e Isao Takahata;

in particolare ci hanno attratto due volumi:

La storia della Principessa Splendente di Ippei Otzuka con una copertina dai colori pastello oltremodo straordinaria e curata da Vivian Zou

E Labyrinth, su cui ci soffermiamo un attimo perché ne vale davvero la pena. Si tratta infatti di un volume per la prima volta in edizione integrale e impreziosito dalle illustrazioni inedite di Brian Froud (ve lo ricordate, l’autore di “Fate”?) con gli appunti – appunti veri, la scansione degli scritti a penna – presi da JIM HENSON (creatore di “Muppet Show” e “Dark Crystal“) durante la produzione di quello che probabilmente è uno dei primi fantasy del grande schermo.

 

Dopo Kappalab è stato il momento della Watson Edizioni, che ci siamo fermati a intervistare e che si è rivelata una promettente realtà.
La loro linea editoriale, infatti, si è con il tempo evoluta ed aperta al multigenere, fantasy inclusa. Abbiamo così avuto il piacere di acquistare:

La decima terra, fantasy classico di Valentina Capaldi, e Un fantasma molto affamato di Emilia Cinzia Perri, che a colpo d’occhio ci ha ricordato le ambientazioni di Miyazaki e la trama – in versione giapponese – del film di animazione Coco. Anche qui promuoviamo a pieni voti la cura dell’edizione. Copertine e qualità fantastiche (e grande sconto per la stampa).

A questo punto non possiamo non citare la polemica sul pasticcio combinato con il padiglione 4. Dove mettere 30 validi espositori di troppo? In un tendone isolato spacciandolo per padiglione, naturalmente. Con nessuna indicazione per i visitatori, naturalmente.

A parte questa, al limite del commentabile:

Foto: Antonio Schiena – Watson Edizioni

li abbiamo visitati, quegli stand e la prima cosa che ci è venuta in mente è che avrebbero tutti trovato spazio, se solo si fossero limitati i pomposi spazi occupati da Rai, Ferrero & Co.

La seconda è che erano molto più meritevoli di molti altri piazzati nei padiglioni principali. Speriamo vivamente che abbiano ricevuto il rimborso promesso dall’organizzazione e dalla Sindaca Appendino.

Sulla grande distribuzione abbiamo mentito un po’ perché in effetti ci siamo lasciati attirare da una grande luna e da un ragazzino occhialuto che volava su un diario rosso…e siamo entrati nello stand del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol.

Qui abbiamo dovuto impiegare molto del nostro self control perché, anche volendo evitare molti dei bei titoli presenti (beh anche molti dei famosi titoli commerciali, ma c’era un giusto mix di Case Editrici), l’arguto responsabile marketing ha messo in palio, con l’acquisto di due libri, una borsa in stoffa che ogni lettore aspira a possedere e su cui campeggia la scritta “Leggere crea indipendenza”.
Beh non potevamo farcela sfuggire, quindi ci siamo lasciati andare su due titoli da tempo presenti sulla nostra lista dei desideri:

Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale), distopico che ha dato i natali all’omonima serie e Avrò cura di te, lo scambio epistolare tra una giovane donna e il suo angelo Filèmone.

Saremo sinceri, visitando questo stand riflettevamo sul ventennale di Harry Potter: ci aspettavamo di più di una tazza regalata con l’acquisto di due volumi della saga; a onor del vero suggerisce soltanto che questa nuova ristampa delle copertine proprio non sta andando a genio ai collezionisti, figuriamoci ai nuovi lettori. Non sarà colpa della nuova traduzione, cara Salani? Scommettiamo che se riproponete la vecchia traduzione con le vecchie illustrazioni avrete il doppio del fatturato? Quando una storia come Harry Potter entra nel cuore, il politically correct non sempre paga. Tassofrasso è più corretto, ma Tassorosso rimane nel cuore. È questo uno dei motivi per cui ci siamo rifiutati di assistere alla lettura dal vivo di Pannofino organizzata da Audible. Questo e la folla oceanica in luoghi sì molto ampi, ma anche privi di ossigeno e, dunque, invivibili.

Difatti, domenica è stata attuata la sofferta decisione di chiudere momentaneamente l’ingresso al pubblico per l’eccessiva affluenza e forse sarebbe il caso che l’organizzazione pensasse a soluzioni per permettere una maggiore vivibilità dell’evento: gli addetti ai lavori e la stampa sono liberi di lasciare il Salone e rientrare a piacimento grazie al pass, ma quanti possono permettersi di lasciare continuamente ciò che stanno documentando per prendere aria? Ancora, i normali fruitori una volta usciti non possono più rientrare nonostante posseggano un regolare biglietto: capisco la necessità di evitare doppio gioco con agli ingressi, ma è anche necessario più ossigeno per tutti.

Ultimi acquisti, sono state e Macerie Prime – Sei mesi dopo di Zerocalcare e due interessanti volumetti di una Casa Editrice fantastica (letteralmente), la Keltia Edizioni: Il simbolismo del drago e il simbolismo del cerchio, che speriamo ci aiuteranno a stilare qualche prezioso approfondimento per la nostra rivista in pubblicazione.

Bene, è arrivato il momento dei saluti.

Rispetto a 5-6 anni fa la trasformazione è assolutamente spettacolare e ci auguriamo che non sia soltanto la spinta data dallo spauracchio del Tempo di Libri della vicina Milano, ma una reale e rinnovata voglia di elevare quel balsamo di cui abbiamo tanto bisogno: l’amore per la conoscenza e non solo. Tralasciando per un attimo i benefici culturali, non si possono ignorare quelli economici, per l’editoria in generale e per il territorio in particolare.

Le ricadute economiche dirette sono state stimate in circa 14,2 milioni di euro. E se si guarda l’impatto moltiplicatore con i suoi effetti anche indiretti, si parla di valori medi fra i 29,494 e i 29,586 milioni di euro. Sono solo alcuni dei numeri che emergono da uno studio sulla valutazione economica e sociale della scorsa edizione della manifestazione svolto dall’Università di Torino e presentato a questo 31° Salone domenica 13 maggio.

E quest’anno? 144.386 visitatori unici al Lingotto contro i 143.815 del 2017, cui vanno aggiunti i 26.400 al Salone Off contro i 25.000 del 2017. Per un totale di 170.786 visitatori.

Oltre 500 iscrizioni già prima dell’inizio del Salone e almeno altri 100 operatori che si sono aggiunti a lavori iniziati. Seimila richieste di appuntamento che hanno generato 3 mila incontri one to one, attraverso la piattaforma di matching appositamente messa a punto dalla società torinese Risolviamo.

Un trionfo italiano, insomma.

Però, la prossima volta, più ossigeno e meno pasticci; e consigliamo ai visitatori di lasciare a casa i frullatori

Oggetti sequestrati all’ingresso del SalTo 2018

 

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