Unicorns, le nuove fantastiche visioni di Paolo Barbieri

di Valentina Celes Isernia

Torna l’appuntamento in libreria con le visioni fantastiche di Paolo Barbieri. Dopo “Fantasy Cats” e “Draghi e altri animali”, quest’anno a Lucca Comics è stato presentato in anteprima “Unicorns”, nuovo illustrato edito da Lo Scarabeo.
Se vi aspettate teneri cavalli corno-muniti, vi sbagliate: Barbieri ci ha insegnato a stupirci e così ha fatto anche questa volta, preparandoci una carrellata di immagini strabilianti di cosa non è un Unicorno. Perchè, in fondo, chi ha mai visto la legendaria creatura che popola I’immaginario fantastico fin dalla note dei tempi?
Unicorns sarà disponibile nelle librerie e store on-line dall’8 novembre, con la prefazione di Alfredo Castelli, creatore per Bonelli di Martin Mystère

Bisogna ammettere che il termine Elasmotherium non possiede un suono in grado di evocare un mondo di fantasia; così è stato battezzato un grosso erbivoro estinto intorno a 350.000 anni fa, simile a un rinoceronte ma in grado di galoppare come un cavallo grazie a lunghe gambe “equine”.
Eppure quella creatura preistorica potrebbe aver generato il mito dell’essere a cui i latini hanno attribuito il nome molto più aggraziato di “unicorno”.
Nel 2016, infatti, nel sito di Kozhamzkarm, in Kazakistan, è stato rinvenuto un cranio di elasmoterio che risaliva “appena” a 29.000 anni fa, quando l’Homo Sapiens esisteva ormai da tempo e poteva averlo incontrato, per poi tramandarne un ricordo destinato a deformarsi nel corso dei millenni.
Per Plinio il Vecchio l’unicorno aveva la testa di cervo, i piedi di elefante, la coda di cinghiale e la forma di un equino, ed era un animale molto pericoloso, come probabilmente il suo predecessore preistorico.
Soltanto nel medioevo l’Unicorno si è guadagnato il suo aspetto definitivo, quello di un cavallo bianco piccolo ma maestoso, dotato di un appuntito alicorno, un corno spiraliforme simile a un dente di narvalo.
Costituiva un perfetto incrocio tra qualcosa di esistente e noto a tutti – il cavallo – e qualcosa proveniente dal mondo della fantasia – l’alicorno; una sorta di trait-d’union tra queste due dimensioni considerato simbolo di coraggio, di generosità, di vittoria e di purezza, al punto che soltanto una vergine era in grado di avvicinarlo.
Per queste sue virtù è stato spesso effigiato nell’iconografia araldica e compare tra l’altro negli stemmi dell’Inghilterra, del Canada, della Lituania, degli Estensi, dei Borromeo e di contrade e rioni di Siena e Ferrara.
Molti lo hanno cercato per impadronirsi del suo corno, che la tradizione vuole in grado di guarire da ogni veleno, ma nessuno è mai riuscito a vederlo, se non personaggi di fantasia, dalle protagoniste dei dipinti di Raffaello e Luca Longhi ad Harry Potter, a Paperino (nel memorabile “Sentiero dell’Unicorno” di Carl Barks), a Martin Mystère, di cui sono da anni l’umile biografo, ai personaggi dei cartoni di My Little Pony.
Paolo Barbieri, maestro internazionale dell’illustrazione fantastica, ha portato avanti questa lunga e impegnativa tradizione realizzando le evocative immagini che vi apprestate ad ammirare.
Ai draghi, agli elfi, alle molte magiche creature – gatti compresi – che popolano il mondo incantato delle sue illustrazioni, si sono aggiunti gli unicorni, che volano talvolta leggeri, talvolta possenti, talvolta inquietanti e paiono pronti a uscire dalle pagine del volume per raggiungere il nostro mondo materiale e prendere il posto del prosaico elasmoterio.
A tutti auguro una buona e incantata visione.

Dunque, vi facciamo dare una sbirciata a qualcuna delle splendide immagini presenti nel volumetto: vediamo cosa non è, ma allo stesso tempo è diventato un Unicorno, grazie ai colori e alle matite di Barbieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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