Il cuore naturalista di Tolkien

di Camilla Fontana

John Ronald Reuel Tolkien è uno degli scrittori fantasy più famosi di tutti i tempi, le sue opere sono state sicuramente la pietra di volta che ha permesso l’enorme sviluppo del genere fantasy per come lo conosciamo oggi.

Come forse non molti sanno, Tolkien nasce nel 1892 non in Inghilterra, ma a Bloemfontein, la capitale giudiziaria del Sudafrica, dove suo padre lavorava e in cui rimane fino al 1896, anno in cui il genitore, Arthur Reuel Tolkien, muore. A causa di questa morte la sua famiglia ritorna in patria e si stabilisce nel West Middlands, una contea al centro dell’Inghilterra. Nonostante abbia passato quindi solo quattro anni in Sudafrica, lo scrittore conserverà i ricordi di quel posto assai vividamente e, tra questi, c’è il ricordo di un ragno particolarmente spaventoso, che probabilmente gli ha dato poi l’ispirazione per il demoniaco ragno Shelob, ultima figlia di Ungoliant, che dovranno affrontare gli hobbit Sam e Frodo ne Il signore degli anelli.

Paesaggio di brughiera nello Staffordshire (West Midlands)

La contea di West Middlands, la sua nuova casa, era al tempo un classico insieme di zone di nuova urbanizzazione e di classiche aree rurali inglesi, un panorama naturale, verdeggiante e pacifico che influenzerà profondamente la fantasia di Tolkien e che gli rimarrà per sempre a cuore, anche dopo il suo trasferimento ad Oxford.

Nel 1914 però, quando il giovane Tolkien stava studiando Lingue e Letteratura Inglese ad Oxford appunto, scoppia la Prima Guerra Mondiale. Tolkien aveva appena 22 anni e, come molti suoi coetanei, non corre a partecipare alla guerra ma rimane in patria a studiare, diplomandosi con il massimo dei voti. Una volta diplomato, entra nell’esercito come tenente in seconda dei fucilieri di Lancashire e, prevedendo una imminente partenza, sposa Edith Bratt, amica di lunga data, il 22 Marzo 1916.

Poco tempo dopo viene come previsto mandato al fronte, dove partecipa alla battaglia della Somme, un tentativo di sfondare le linee tedesche lungo il fiume Somme, in Francia. Dopo quattro mesi di vita di trincea lo scrittore si ammala di “febbre da trincea”, una malattia estremamente comune per i soldati della Grande Guerra, e viene così rispedito a casa. Nel frattempo, quasi tutti i suoi amici, con cui aveva fondato un piccolo club letterario – gli Inklings, tra cui era presente anche C. S. Lewis, autore de Le Cronache di Narnia -, muoiono in battaglia, lasciandolo profondamente segnato e più solo.

Dopo la fine della guerra, Tolkien ritorna ad Oxford non più come studente, ma finalmente come professore di lingua e letteratura inglese e qui rimane fino al 1959, anno in cui raggiunge la meritata pensione.

Il grande amore per le lingue e per le leggende avevano fatto nascere molto presto in Tolkien il bisogno di trovare una mitologia per la sua patria. Non esiste infatti una vera e originale mitologia anglosassone, in quanto questa prende in prestito miti e leggende da mitologie nordiche e del centro Europa. Inizia così la ricerca che lo porterà a creare la Terra di Mezzo. Nel 1937, quando ancora deteneva la cattedra di professore, pubblica The Hobbit, un libro per bambini che ebbe un immenso successo. Successivamente tenta di pubblicare The Silmarillion ma, con suo grande disappunto, senza successo, e procede quindi alla stesura di un sequel de Lo Hobbit, che diventerà poi un libro molto più complesso e articolato, ovvero il famosissimo The Lord Of The Rings (Il signore degli anelli), pubblicato diviso in tre libri tra il 1954 e il 1955.

Uno degli elementi più importanti e più distintivi sia de Lo Hobbit che de Il signore degli anelli è la natura. Il mondo naturale è difatti così rilevante da essere quasi un personaggio di per sé. Le montagne, i laghi, i paesaggi hanno tutti dei nomi in ognuna delle lingue parlate

Riproduzione di Hobbiton

nella Terra di Mezzo e questo è importantissimo perché non sono un semplice contorno, ma sono quasi personaggi a sé stanti, tanto da avere il potere di combattere il male o di mettere in grande difficoltà i protagonisti, come nel caso del passo di Caradhras, che la compagnia dell’anello tenta invano di superare nel primo libro della saga.

La razza veramente protagonista dei suoi libri, inoltre, non è quella degli uomini, come avviene in moltissimi fantasy odierni, ma è quella degli hobbit, una razza unica della Terra di Mezzo a cui Tolkien si è sempre sentito molto affine e che quindi potrebbe aver preso ispirazione dalla sua vita e dalle sue passioni. Gli hobbit vivono in un ambiente rurale che molto ricorda appunto le campagne inglesi tanto amate dallo scrittore e qui trascorrono una vita tranquilla, immersa nella natura, condita da buon cibo, buona birra ed erba pipa, una sorta di paradiso in terra per chi è poco avventuroso e ama la pace.

Paesaggio ispirato a Lothlórien

Oltre agli hobbit però c’è anche un’altra razza che professa il proprio incondizionato amore per la natura, e questa è ovviamente quella degli elfi. L’apoteosi della comunione degli elfi con l’ambiente si può osservare nei meravigliosi boschi di Lothlòrien, in cui regna la bellissima e potente Galadriel e dove le abitazioni sono un tutt’uno con i mallorn, alberi così imponenti da superare le esistenti sequoie e che sono unici di questa incantevole foresta.

Come si può dunque evincere dalla sua narrazione, l’amore per il mondo naturale di Tolkien è senz’altro immenso ma, unito a questo, si evincono anche il suo timore e la sua diffidenza nei confronti dell’industrializzazione. Lo scrittore inglese vive in un’epoca in cui è costretto ad assistere ad un boom dell’urbanizzazione, che colpisce anche le bellissime campagne in cui giocava da bambino. Il suo grande disprezzo per la tecnologia e le grandi industrie si comprende molto bene in Il signore degli anelli.

La guerra contro l’oscuro signore di Mordor infatti non è solo una guerra tra le razze libere (uomini, elfi, nani e hobbit) e gli orchi e le altre creature malvagie, ma è una vera e propria battaglia tra la tecnologia e la natura. Emblema di questo scontro tra industrializzazione e natura è Saruman, lo stregone un tempo bianco e saggio diventato, dopo aver giurato fedeltà a Sauron, stregone multicolore e ossessionato dal potere. Egli vive ad Isengard, che all’inizio del libro è uno splendido luogo naturale, con un giardino colorato e la foresta di Fangorn che lo

Isengard

circonda, ma quando egli tradisce gli istari (l’ordine di stregoni di cui fa parte assieme a Gandalf) e le razze libere per allearsi con il grande nemico, diventa un’orribile fabbrica fumante atta a produrre orchi e Uruk-hai, a spese della foresta e del fiume, il cui risultato è un imbrigliare la natura come avviene normalmente nel nostro mondo, a causa appunto del progresso tecnologico.

In risposta a questo, la glorificazione dell’amore di Tolkien per la natura sono gli ent, i pastori di alberi, un’antichissima razza il cui ruolo è quello di proteggere il mondo vegetale dall’eccessivo sfruttamento da parte delle altre razze umanoidi della Terra di Mezzo. Sono proprio gli ent che, da soli, distruggono il giogo di Saruman riprendendosi Isengard in una vera e propria battaglia tra natura e tecnologia, vinta ovviamente dalla natura stessa.

L’industrializzazione però non si ferma e non getta le armi, e così alla fine de Il Ritorno del Re vediamo Saruman che, fuggito nella Contea, la mette a ferro e fuoco ponendo in schiavitù gli hobbit e avvelenandone le acque con le sue industrie. Quando quindi Frodo, Sam, Merry e Pipino tornano in patria a guerra finita, si ritrovano a dover combattere un’altra battaglia, questa volta per liberare la loro casa. Vincono la battaglia e sconfiggono Saruman, ma la Contea appare permanentemente avvelenata, con cicatrici che non se ne andranno mai. Proprio quando la tecnologia sembra quindi aver vinto, ecco che Tolkien ci mostra il potere rigenerativo della natura, che è una pulsante creatura viva, e non un freddo mondo statico. Grazie al seme che Sam ha ricevuto a Lothlòrien nel primo libro infatti, e conservato con cura per tutto il suo viaggio, la Contea riesce a rinascere, ritornando al suo naturale splendore, e la guerra per la Terra di Mezzo si può dire ufficialmente conclusa, con il definitivo ristabilirsi dell’ordine naturale delle cose.

Possiamo immaginare che questo lieto fine per il mondo naturale della Terra di Mezzo fosse anche voce dell’ardente desiderio di Tolkien di bloccare l’industrializzazione incalzante nella sua patria. Non potendo fermare il progresso nel mondo reale, lo scrittore ci ha però regalato questa schiacciante vittoria nel suo mondo fantastico.

 

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