I Signori dell’Anello, il calendario AIST 2017 in mostra

di Valentina Celes Isernia – 

I amar prestar aen. Il mondo è cambiato. 
Han mathon ne nen. Lo sento nell’acqua. 
Han mathon ne chae. Lo sento nella terra. 
A han noston ned ‘wilith. Lo avverto nell’aria.

Sette stili inconfondibili, propri di ogni autore, ma legati da un filo rosso comune. Sette grandi artisti del genere fantastico, una sola sfida: rievocare immagini, emozioni, colori dell’immaginario creato da J. R. R. Tolkien.

La sfida è stata lanciata lo scorso anno dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (AIST), e il risultato è stato “Lords for the Ring – Art Calendar 2017 First Edition”, che vede protagonisti i noti artisti Paolo Barbieri, Ivan Cavini, Alberto Dal Lago, Edvige Faini, Angelo Montanini, Dany Orizio e Lucio Parrillo.

Gli artisti chiamati “alle armi”, hanno ricevuto una serie di brani, selezionati delle opere dello scrittore inglese creatore della Terra di Mezzo, dal Silmarillion a Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, scelte in base alle loro affinità stilistiche; le scene sono poi state trasposte in magnifiche opere, presentate in mostra per la prima volta al Lucca Comics and Games 2016.

La particolarità di questo progetto vive nella modalità scelta dall’AIST per finanziarlo: il crowdfunding. Si tratta di una particolare forma di raccolta fondi sul web volta a raggiungere un obiettivo specifico. Pagare, in altri termini, un prodotto non ancora realizzato, per realizzarlo. Ai partecipanti sono stati offerti diversi “bonus” in base alla cifra donata, oltre che una versione numerata e a tiratura limitata del calendario. Un traguardo raggiunto e largamente superato: 3.000 euro la cifra necessaria alla realizzazione ma 8.089 quelli realmente raccolti. L’entusiasmo palesato dai partecipanti è sicuramente dovuto al fatto che non si tratta di un progetto fine a se stesso. Spiega l’AIST nelle note esplicative del crowdfunding:

Il vostro supporto sarà fondamentale in questa avventura, volta a ricreare un’immaginario tolkieniano dopo la saga cinematografica, affidandoci a grandi artisti italiani.

Inoltre, puntiamo in alto: vogliamo riuscire a creare un progetto a lungo termine, in modo da dare la possibilità ad artisti e appassionati di incontrarsi ogni anno sulle pagine del calendario e vedere l’evoluzione degli stili e le principale innovazioni nel corso degli anni da parte degli artisti di punta del genere fantastico.

La mostra, dopo il Lucca Comics, ha cominciato a fare il giro d’Italia e Fantasy Era ha visitato per voi quella svoltasi al WOW Spazio Fumetto di Milano, già luogo di una splendida esposizione, tre anni fa, sul mondo tolkeniano.

Abbiamo scelto per voi le immagini più evocative e trascritto le descrizioni che accompagnavano ogni opera, redatte dagli stessi autori; ma lo straordinario valore di questa mostra sta nell’esposizione di schizzi, bozzetti e studi preparativi delle opere finali. Se, infatti, possiamo tutti ammirare le stampe finite nel calendario in commercio, ciò non vale per le bozze che solo pochi eletti hanno inizialmente potuto ammirare. Un valore non solo didattico-artistico, ma anche estetico: la bellezza di uno schizzo spesso raggiunge o supera quella dell’opera finita; per non parlare dell’emozionante consapevolezza di come nasce e si trasforma l’idea di un’opera, di quale sia il suo cuore, imprescindibilmente unito al cuore e alla mente del suo artista, che non disegna soltanto guidato dalla commissione ma anche dalla conoscenza del contesto letterario da cui è ispirato.  
La mostra è piccola, ed è pur vero che lo spazio creativo è limitato a 14 illustrazioni, tuttavia una piccola critica va indirizzata alla totale assenza di verdeggianti scenari della Contea e delle case Hobbit. Affronteremo, speranzosi, l’attesa per la seconda edizione di questo gioiello, che nulla ha da invidiare alle illustrazioni di Alan Lee, un vanto tutto made in Italy.
A parte le immagini a corredo, organizzate in piccole gallerie, potete ammirare tutte le opere e i bozzetti nella nostra gallery in coda all’articolo. Buon viaggio!

 

Lo Specchio di Galadriel – Paolo Barbieri

Con lo Specchio di Galadriel, Sam e e Frodo si trovano di fronte al loro destino, ma non riescono a comprenderne appieno il significato.
“Con questo disegno ho voluto rappresentare la forza che in questa scena schiaccia i due Hobbit, con le visioni che raggiungono il culmine attraverso l’occhio infuocato di Sauron. Il rosso prodotto dai giochi di magma dentro alla pupilla gigante, soverchia i colori più freddi che circondano Sam e Frodo, rendendo l’oscuro signore di Mordor drammaticamente presente in quello stesso luogo.
I due Hobbit sono in balia dell’onda magica che ho cercato di rendere ancora più irruenta attraverso le fredde nebbie che scaturiscono dallo specchio.
La stessa Galadriel, risulta quasi una creazione di queste visioni, lasciando metaforicamente e visivamente Sam e Frodo alla mercé di questo potere immenso.
Tutto si origina dalla vasca in cui Galadriel ha versato l’acqua, e la mia interpretazione è incentrata proprio sull’espansione emozionale di questo momento”.

Il Soccorso di Glorfindel – Alberto Dal Lago

“Nel film di Peter Jackson La Compagnia dell’Anello Frodo, trafitto dalla spada di un Nazgûl, veniva tratto in salvo da Arwen; nel libro di Tolkien, invece, è Glorfindel a soccorrere lo hobbit, guidandolo a Gran Burrone insieme ai compagni di viaggio (Aragorn, Sam, Merry e Pipino). Da qui l’esigenza di ricreare una scena cruciale mai vista al cinema ma presente nel romanzo: il momento in cui Glorfindel realizza che il gruppo è in pericolo e cede il suo cavallo a Frodo.
Il focus dell’illustrazione intercetta proprio il volto di Glorfindel, illuminato da un fascio di luce, intento a guardare nella direzione opposta a quella del lettore, percependo il pericolo con i sensi elfici. Accanto a lui Frodo, ferito e spossato, si regge a fatica in groppa al cavallo. Sono loro i protagonisti di questa scena, mentre i compagni fungono da contorno. Ai colori che avvolgono in parte il protagonista, esaltando la sua fierezza, fanno da contraltare i colori freddi, che richiamano il pericolo: il nemico sta arrivando proprio dall’oscurità della radura”.

Non sono un uomo –  Ivan Cavini

Éowyn osserva come in trance il corpo dell’orrenda bestia alata che ha appena decapitato. Mentre il Re Stregone si sta riprendendo dal primo scontro e si appresta a sferrare l’attacco con la sua mazza, Merry osserva spaventato la sua piccola spada e dubita della sua efficacia. Sullo sfondo Minas Tirith è in fiamme ed enormi carogne di olifanti giacciono a terra morti. Alcuni uomini continuano a combattere, altri si disperano. Nel libro Il Ritorno del Re, Merry dice che Éowyn ha gli occhi “Grigi come il mare” e lacrime sul viso, quindi ho pensato di giocare su questa descrizione, disegnando Éowyn con un trucco scarlatto che gli cola, ispirato alle popolazioni vichinghe (mi piace pensare che potrebbero essere anche lacrime di sangue, visto che Éowyn ha guardato i Nazgûl negli occhi e l’orrore che ha visto lascia il segno…). La ragazza ha il viso ben curato perché è di nobile stirpe e vive a corte, ma i piercing fanno sottintendere il suo anticonformismo e la voglia di ribellione. Sul campo di battaglia l’abbigliamento di Éowyn è grezzo e in netto contrasto con la sua bellezza, mentre l’inquadratura è inclinata per dare allo spettatore un senso di instabilità e pericolo.

A casa di Beorn –  Ivan Cavini

Beorn è l’ultimo sopravvissuto di un antico e fiero popolo delle montagne, ma nelle illustrazioni che sono state create nel corso degli anni, è spesso raffigurato come un taglialegna grezzo, con lo sguardo assente (nel caso della versione cinematografica addirittura come un uomo-lupo punk). Quando mi è stata assegnata questa illustrazione, volevo allontanarmi da questi due stereotipi, per questo motivo ho voluto rappresentare la sua forza e la sua diffidenza nei confronti dei visitatori con un aspetto sveglio e fiero, ma non stravagante. Nel libro, Tolkien ci spiega che Beorn viene avvisato dai cavalli dell’arrivo dei due stranieri e non è per nulla contento della visita. Dietro a Gandalf e Bilbo, si intravede una fila di querce, l’alta siepe spinosa e il cancello che Tolkien descrive ne Lo Hobbit.
Dietro di esse, in lontananza, si vede il fiume con la grande roccia (Carroccia) dove le grandi aquile hanno depositato lo stregone, lo hobbit e i nani. La parte che amo di più di questa illustrazione sono i tatuaggi acuminati che sorgono dalla parte in ombra: ci ricordano che la sua parte bestiale potrebbe prendere il sopravvento in qualsiasi momento.

I tre cacciatori – Angelo Montanini

I tre cacciatori rappresenta il momento dell’avvistamento da parte degli inseguitori, Aragorn, Gimli e Legolas, del gruppo di orchi fuggitivi che, dopo aver ucciso Boromir, rapiscono i due hobbit Merry e Pipino con lo scopo di raggiungere la dimora del loro padrone a Isengard. La storia è nota e sappiamo che in realtà i tre cacciatori non raggiungeranno mai le loro “prede”, o meglio, arriveranno tardi a fatti ormai conclusi perché qualcuno li precederà.
Per questa tavola ho usato un metodo costruttivo tipico dei comics o del mondo cinematografico. Un taglio/cambio immagine che permette di vedere in contemporanea i primi piani dei fuggitivi e quelli, in realtà molto lontani, degli inseguitori.

La tomba di Balin – Angelo Montanini

“Passaggio di testimone”. Ecco cosa ho pensato quando mi hanno proposto di partecipare alla realizzazione di questo calendario.
Passaggio di testimone di testimone simbolico a una nuova generazione di bravissimi colleghi con un’età media simile a quella dei miei figli.
Per anni ho partecipato a convention e manifestazioni varie dove il mio nome veniva associato a quello di Tolkien citando la realizzazione delle carte illustrate per Middle Earth I.C.I. nel lontano 1996 o il calendario del 2000 per Rusconi. Ora finalmente posso, senza appendere il pennello al chiodo, “fare strada” ai miei colleghi, alcuni già famosissimi nel genere fantasy, anche nel settore dell’illustrazione tolkieniana.

Per mettere ancor più in evidenza questo “passaggio generazionale”, ho utilizzato, unico nel gruppo, la classica tecnica mista acrilico e olio, che per soggetto La Tomba di Balin mi è sembrata adattissima per effetti di luce e atmosfera. La citazione di un famosissimo quadro del passato, è stata un piacevole gioco che svelerò in seguito…

L’ultimo scontro tra Fingolfin e Morgoth – Lucio Parrillo

In questa illustrazione ho voluto dare risalto a Morgoth, che occupa la maggior parte della composizione, volevo rendere la sensazione di un essere enorme, malvagio e aggressivo, e per contrasto il personaggio che lo sta attaccando, Fingolfin, doveva dare l’idea di un guerriero coraggioso, ma quasi al limite della follia che si scaglia senza esitazione contro un gigante impossibile da combattere, lanciandosi da una roccia pronto a colpirlo senza paura.
Ho utilizzato una base di rossi per la composizione, in quanto le fiamme e il fuoco predominano su tutta la composizione, ma di contrasto ho utilizzato delle tonalità fredde, per il cielo e per la parte alta dell’illustrazione.
Fingolfn in un certo senso è un personaggio nel quale mi sono molto rispecchiato durante questo lavoro, soprattutto per via di situazioni della mia vita vissute quest’ultimo anno molto particolari, quindi come capita spesso, ciò che raffiguro nelle mie illustrazioni, prima dopo mi rendo conto che sono schegge reali della mia vita reinterpretate in chiave pittorica/fantasy a volte impulsivamente, a volte quasi come delle premonizioni.

Il mio Tesoro – Lucio Parrillo

Inizialmente, la scena prevedeva Gollum in lite con Frodo, dopo che quest’ultimo si è arrogato l’Unico Anello. I due dovevano contendersene il possesso sull’orlo del precipizio prima del drammatico colpo di scena. Avevo fatto diversi bozzetti con vari studi e inquadrature differenti, ma non ero soddisfatto del risultato, volevo concentrare l’attenzione su Gollum e sull’anello, mostrare quanto fosse divorato dal desiderio di averlo solo per sé.
Volevo, inoltre, dare la sensazione che stesse precipitando nel baratro, concentrare l’attenzione sull’espressione, la posa e quindi sul dinamismo del personaggio: ho così zoomato su di lui ed escluso ogni altro dettaglio dalla scena, incluso Frodo. La mia scelta è dovuta anche a ragioni di spazio, trattandosi di un’illustrazione quadrata e non rettangolare, non avrebbe reso abbastanza la sensazione di caduta come un’immagine verticale può far percepire meglio. Per quanto riguarda i colori, ho scelto delle tonalità grigio violacee per dare di più l’idea di un momento drammatico.

Aragorn e l’esercito dei morti attaccano le navi di Umbar – Daniele Orizio

Questa è una scena importante che non c’è nella trilogia cinematografica di Peter Jackson, anche se è citata nella versione estesa. Nel film è l’Esercito dei Morti a cambiare le sorti della Battaglia dei Campi del Pellennor, mentre nel libro dalle navi di Umbar prese da Aragorn scendono i rinforzi dei popoli del Sud reclutati lungo il viaggio sul fiume.
L’Esercito dei Morti nel libro viene lasciato libero di riposare in pace da Aragorn molto prima di giungere sul campo di battaglia perché ha mantenuto la promessa e sciolto la maledizione. Ecco quindi che nell’illustrazione Aragorn suona il corno e conduce il re e l’Esercito dei Morti contro le flotte di Umbar…
Ho cercato di far convivere le due razioni in modo evocativo, tipico, del poema epico dove assistiamo alla scena che anticipa la battaglia e si mescolano i due punti di vista, quello dei soldati e quello dell’obiettivo, in una calma apparente che precede la guerra. Stessa direzione stilistica dell’altra mia illustrazione, su cartoncino grigio, matita e tocchi di bianco per questa scena dal tratto leggermente più dinamico dato dal taglio diagonale.

La caduta di Numenor – Edvige Faini

La caduta di Numenor è in pratica la rivisitazione tolkieniana del mito platonico di Atlantide. In questa reinterpretazione Numenor viene inghiottita dalla voragine che si apre tra le acque, sbriciolata a poco a poco dalla potenza della terra tremante e dall’imponente massa d’acqua che sta per detonare sulle rocce e le alture dell’isola. L’inquadratura guida lo sguardo proprio al centro della scena. Oltre a comunicare il senso catastrofico di distruzione causato dallo spostamento d’aria e dalla forza dell’acqua, mi premeva inserire nella scena anche la presenza di Eru Iluvatar divinità invocata dai Valar contro i Numenoreani.
Eru riveste un ruolo importante nelle storie narrate ne Il Silmarillion, è una figura che si rifà sicuramente ai tratti del Dio Cristiano onnipotente, onnisciente e incommensurabilmente saggio. Quasi mai interviene in modo diretto e visibile nelle vicende del mondo, fatta eccezione per la caduta di Numenor ed ecco che compare imperioso e infuriato nella mia immagine con fattezze greche.

L’ira di Smaug – Edvige Faini

Per reinterpretare questo iconico character ho deciso di fondere elementi della tradizione nordica, a cui i draghi tolkieniani devono molto, con quella nipponica che vede protagoniste creature come Godzilla e Kaiju, figure fantascientifiche ispirate all’era atomica. Volevo che Smaug avesse la bestialità del drago, la forza distruttiva di un Kaiju e l’aspetto demoniaco di un Balrog. La sua figura impera nell’immagine tagliandola diagonalmente, scelta compositiva che ho adottato per caricare di maggior tensione dinamica la scena. L’ira del drago sta per abbattersi nuovamente sulla città del lago, già devastata dalla prima fiammata.
Le grandi ali sovrastano l’intero villaggio comprimendolo tra fumo e fiamme. Narrando questo momento specifico della storia, ho potuto sfruttare l’effetto scenografico dato dalla luce del fuoco e la possibilità di creare con essa contrasti di colore e temperatura interessanti. Sullo sfondo il richiamo alla sua montagna e al suo tesoro, nesso creato anche dall’oro che ricopre la sua coda.

Turin Turambar e il drago Glaurung – Paolo Barbieri

Glaurung, il primo drago creato da Morgoth. E’ stato il padre di tutti gli altri draghi. Per un capostipit di tale importanza, ho cercato di visualizzarne la possenza attraverso creste e spuntoni che incoronano regalmente la sua testa. In questa illustrazione, ho creato l’istantanea del momento immediatamente successivo al colpo inferto al torace della creatura da Turin Turambar, esaltando con il sangue infuocato il movimento del drago in una convulsione che lo porterà alla sua fine.
Nel disegno, la drammaticità viene sottolineata dal “peso” della testa del drago che con i suoi colori e contorni definiti trafigge il morbido velo di nebbia che avvolge le rocce e l’enorme corpo della creatura.
Tutta la scena ha un sapore teatrale, con il guerriero sofferente per il contraccolpo ricevuto alla mano dopo che la spada è stata conficcata nelle viscere di Glaurung.
L’acqua, le foglie, gli alberi, i vestiti del guerriero e il vento stesso diventano cornici che contornano e accompagnano gli ultimi sussulti della bestia.

 

GALLERY DELL’INTERA MOSTRA

 

 

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