Tolkien, a Londra per il biopic che divide e impera

di Valentina Isernia e Bianca Casale
questa  una recensione a quattro mani. Non abbiamo editato nessuna delle due per renderla un unico pezzo, lasciando intatte le sensazioni delle autrici dopo la visione. Scusateci se ci sarà qualche ripetizione (seppur piccola, i pezzi risultano incastrati quasi per magia). Buona lettura!

“L’amicizia porterà il conforto, quando l’angoscia tormenterà il cuore. Dove vivevano insicurezze, nascerà una nuova alba. Il Sole assisterà al suo inizio, la Terra al suo felice cammino, la Luna li unirà nelle sue braccia, e nel mattino verrà la fine. Tra le verdi foglie della speranza conosceranno il loro destino, quando la stella della sera farà un ultimo dono d’amore”.

Tolkien

Siamo volati fino a Londra, incapaci di aspettare l’arrivo in Italia, dove probabilmente avrà ben poca diffusione. Così, nell’ovattata intimità di un piccolo cinema corredato di piano bar, abbiamo assistito a una storia.
La storia un po’ più sconosciuta, di un Tolkien dei primissimi anni. Quella che precede gli Inklings e l’amicizia con Lewis. Quanti sapevano che prima dei tanto celebri Inklings Tolkien era il fondatore dei T.C.B.S (Tea Club, Barrovian Society)? Insomma, la parte di storia che pochi conoscono ma che ha fatto tanto dell’uomo e scrittore che noi tutti conosciamo.

Si parla degli anni in cui Tolkien ha conosciuto Tom Glynn-Carney, Geoffrey Bache Smith, Patrick Gibson, compagni di studi e di scorribande a Birmingham prima e nella Oxford che l’ha accolto come studente e professore poi.

Parliamo degli anni in cui Tolkien comincia il suo Signore degli Anelli, in cui, letteralmente crea un’intera lingua oltre che un intero Mondo.

C’è spazio per sorridere, in questo film, per capire come poteva essere la vita di un bambino, un ragazzo, un uomo diventato poi leggenda


Ancora, gli anni in cui conosce e cresce insieme ad Edith, entrambi abbastanza fortunati da essere presi sotto l’ala di un tutore benestante ma non abbastanza ricchi da pagare una cena di lusso o un biglietto a teatro.

Gli anni della guerra di trincea, della possibilità di perdere l’unico amore della sua vita, che potrebbe sposare un altro.

You deserve more, you deserve magic

In una narrazione tra flashback e presente, viviamo il dramma della perdita e della resistenza di quest’uomo. Un Frodo reale, inadatto al campo di battaglia (la drammatica battaglia della Somme), che sopravvive anche grazie a un sottoposto, che diverrà poi specchio di una figura della sua narrazione che tanto amiamo: Sam.
Sottilissimi e probabilmente solo per veri “nerd” (cosa che li rende ancora più belli) i richiami alla trilogia di Peter Jackson


Ma la Grande Guerra distruggerà la ‘comunità’ in cui si è forgiato, portando via tutti gli amici di una vita. Tra lacrime e dolore, “La vita va avanti”, lo vedremo formare la sua numerosa famiglia, cominciare l’impresa editoriale e, nel suo piccolo, tenere viva la memoria e i progetti del suo migliore amico caduto.

Tolkien è un film di produzione statunitense diretto dal regista Dome Karukoski che vede impegnati nei ruoli di protagonisti attori del calibro di Nicholas Hoult (J.R.R. Tolkien) e Lily Collins (Edith Bratt); uscito il 10 maggio scorso nelle sale di tutto il globo (ma non in Italia, of course) ha ricevuto un discreto successo di pubblico ma una scarsa accoglienza da parte dei professionisti.
Infatti la critica paludata ha mosso una lunga serie di appunti a questo film, tacciato in primis di essere a tratti esageratamente romanzato senza però riuscire a toccare le giuste corde.
Viene descritto poi come manchevole di visione e immaginazione proprio dovendo parlare di uno degli autori più immaginativi di sempre, regista e attori sono tratteggiati come reverenziali rispetto alla figura di Tolkien ma senza essere all’altezza di rendere la storia un vero affresco degli anni formativi del famoso autore.
E si potrebbe continuare a lungo nell’analizzare le critiche negative mosse a questo film.  Ve ne sono alcune positive, naturalmente, ma nel totale troviamo una vera e propria spaccatura tra il giudizio dichiarato dalla critica professionale (fondamentalmente un 3 su 5, non brutto ma medio) e quello degli spettatori (variabile tra 4 su 5 e 5 su 5  in gran maggioranza) praticamente sempre positivo.
Come positivo è anche il giudizio di FantasyEra, l’abbiamo trovato un biopic molto ben recitato e diretto che rende bene quelli che possono essere stati gli anni giovanili di J.R.R. Tolkien.
Può essere veritiera la critica di essere romanzato, ma la vita di un uomo nato alla fine dell’ottocento in Sudafrica da una famiglia originaria di Birmingham, tornato in patria e diventato orfano prima di padre e successivamente anche di madre, cresciuto da un tutore, un prete cattolico. Un uomo che presto sviluppa capacità linguistiche notevoli e attitudine per il latino e il greco, competenze nel gotico e nell’antico finnico. Un uomo che, ancora ragazzo, insieme ai suoi amici fonda una sorta di confraternita, una compagnia, i TCBS. Un uomo che si innamora di una donna e rimane con lei per tutta la vita. Un soldato nella prima guerra mondiale, padre di quattro figli.
Un uomo che è considerato, inoltre, il capostipite di un intero genere letterario, sicuramente il creatore di un intero mondo fatto di popoli e linguaggi, terre e combattenti, magia e avventura, amicizia e amore. Un mondo che funge da casa a tante anime e ancora lo farà in futuro.
Se non è una vita da romanzo questa davvero non abbiamo idea di cosa possa essere un romanzo.
J.R.R. Tolkien e Edith Bratt sono Beren e Luthien, come addirittura riportato sulla loro lapide, loro SONO un romanzo e quello che vediamo sullo schermo è il racconto del romanzo che la loro vita è stata.

Nicholas Hoult e Lily Collins danno vita ai personaggi in maniera eccellente, sono forse un po’ troppo belli rispetto ai loro corrispondenti reali e sì, qualche volta ci sono dei risvolti un po’ banali nel richiamare elementi che poi diventeranno parte della scrittura di Tolkien. Di certo è stata aggiunta una buona dose di Hollywood ma l’intento non era quello di creare un documentario sugli anni giovanili ma un biopic, di conseguenza è consentita una parte di rielaborazione.

Funziona, funziona eccome, anche cercando di astrarsi dall’essere fan, ovviamente lo siamo, il film funziona ed emoziona.
Il delicatissimo argomento della guerra è trattato con attenzione e la centratura sulla fratellanza, la compagnia, l’amicizia è molto ben sviluppata e può gettare nuove luci sulle letture delle opere di Tolkien.
Visto a Londra in lingua originale sicuramente avremo perso qualche battuta ma lo stesso abbiamo riso e pianto (tanto) e apprezzato moltissimo la fotografia, la scenografia e i costumi impeccabili.
Non ci siamo annoiate nemmeno per un momento e se il film fosse durato ulteriormente saremmo rimaste a guardare ancora e ancora. Lo consideriamo sicuramente un buon modo per approcciarsi alla figura dell’autore che è ormai un classico ma che nello stesso tempo la critica letteraria stenta ancora ad accettare in tutto e per tutto.

Da noi uscirà in autunno con un ritardo di circa quattro mesi sul resto del globo (escludendo le 2 anteprime proiettate in occasione di qualche evento dedicato al fantasy.

Facendo la tara del nostro essere fan questo è nel complesso un ottimo film e non vediamo l’ora di poterlo vedere proiettato nelle sale italiane.

Namárië
Mauya nin avánië

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