Walk the line: La Sacra di San Michele

di Bianca Casale

Eravamo stati a Mont Saint-Michel, ora proseguiamo il nostro tour su quella che viene chiamata “linea sacra di San Michele”, una serie di santuari micaelici uniti da una linea immaginaria lunga oltre duemila chilometri.

Una misteriosa linea che collegherebbe sette monasteri, dall’Irlanda (Skelling Michael) alla vicina cornovaglia (St. Michaels Mount), passando la Manica fino in Normandia, a Mont Saint-Michel, per giungere fino in Puglia (monte Sant’Angelo), in Grecia (Simi, Monastero di San Michele)  e terminare in Israele passando proprio per la Sacra di San Michele, in Val di Susa, vicino a Torino.
Questi sette santuari sono molto distanti tra loro, eppure sono perfettamente allineati.

La “Sacra linea di San Michele Arcangelo” rappresenterebbe, secondo la leggenda, il colpo che il Santo ha inflitto al Diavolo, mandandolo all’inferno. In ogni caso, credenti o no, è sorprendente quanto bene questi santuari siano allineati. Ma i dettagli di tale allineamento sono altrettanto sorprendenti: i tre siti più importanti, Mont Saint-Michel in Francia; la Sacra di San Michele in Val de Susa; e il Santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano sono tutti alla stessa distanza l’uno dall’altro. Alcuni sostengono che questo sia un promemoria del Santo Arcangelo: ci si aspetta che i fedeli siano giusti, camminando sulla retta via. Se tutto ciò non fosse abbastanza sorprendente, la Linea Sacra risulta allineata con il tramonto del giorno del solstizio d’estate nell’emisfero settentrionale.

Siamo stati in Francia, dicevamo, ora valichiamo le Alpi, attraverso la Valle di Susa e arriviamo presto in vista di un monte dalla pietra scoscesa e rossastra, è il monte Pirchiriano. Su di esso sorge un’antichissima abbazia costruita tra il 983 e il 987, dedicata proprio al culto dell’Arcangelo Michele: la Sacra di San Michele.
Siamo a 40 km dal centro di Torino e oggi la Sacra è il monumento simbolo della Regione Piemonte e pare che il luogo abbia ispirato lo scrittore Umberto Eco per il best-seller Il nome della Rosa.

L’edificio è arroccato sulla cima del monte e sembra quasi farne parte, come se fosse lui la nuova sommità. Si protende verso l’altro con torri e archi rampanti fatti interamente di pietra quasi a toccare il cielo.
Se si pensa alla fatica che deve essere costata la costruzione in un luogo così impervio c’è da farsi tremare i polsi. Lo stupore cede il passo alla meraviglia quando ci si sporge a vedere il panorama.

Sono numerose le leggende che ammantano la zona, sembra che il vescovo Amizone giunse alla Sacra di San Michele per consacrarla, ma che in quella stessa notte i cieli quasi s’illuminarono a giorno per lampi di fuoco e globi luminosi. Si dice, inoltre, che nella zona chiamata la Spianata dei Sepolcri (utilizzata un tempo come cimitero) che collega la strada panoramica all’edificio, spiri un vento molto più freddo rispetto a tutta la zona circostante. Leggenda vuole che si tratti del respiro dei morti sepolti in quel luogo.

Dalla Spianata possiamo giungere fino alla vera roccia sulla quale è  costruito il santuario e proprio a fianco al portone vediamo la Statua di San Michele Arcangelo che accoglie i visitatori.


Varcata l’entrata,  ci si trova di fronte ad una scalinata ripida ed davvero imponente, il cosiddetto Scalone dei morti, con un grande pilastro di parecchi metri che regge la soletta della chiesa al piano superiore. In cima allo scalone, superato il momento di fiatone assicurato, troviamo la Porta dello Zodiaco. Negli stipiti sono scolpiti a destra lo zodiaco con forme decorate da rami intrecciati, a sinistra le costellazioni secondo il ciclo romanico.

Manca ancora qualche gradino per arrivare al portale romanico della chiesa.
Sui battenti del portale si vedono le armi di San Michele Arcangelo ed il diavolo nella forma di serpente.

La chiesa mostra due stili diversi: parte della struttura è romanica, mentre l’altra è dichiaratamente gotica. Si può addirittura vedere la punta del monte sbucare dal pavimento.
Come in molte chiese antiche la finestra dietro l’altare è piazzata  in modo che il sole al sorgere illumini il celebrante.


Uscendo sulla balconata spaziamo sull’intera bassa Val di Susa; andando avanti vediamo le rovine Monastero nuovo e la Torre della Bell’Alda. Alda, secondo l’ennesima leggenda, era una ragazza giovane e devota.
Venne assalita da un soldato di ventura e quella si gettò dalla torre pur di non esser presa, giunse però viva e vegeta a terra per l’intervento divino della Madonna. La Bell’Alda raccontò poi l’accaduto e cercò di dimostrare la veridicità delle sue parole lanciandosi nuovamente, solo che questa volta morì.

Non possiamo dire quanto di queste leggende risponda al vero, quello di cui però siamo sicuri è che la visita alla Sacra di San Michele dimostra che un’opera unitaria tra natura e uomo non può che divenire una vera magia. Andando sul luogo non si può fare a meno di toccare la roccia su cui è edificata e chiedersi se gli uomini che hanno costruito questa meraviglia si stessero rendendo conto di quello che, pietra dopo pietra, facevano sorgere.

Proseguiremo sulla Linea, che qualcuno chiama Michelita, ma dobbiamo ancora decidere dove volgere il nostro, sempre vivo, interesse.

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