La casa editrice tedesca che chiese a Tolkien se fosse ebreo

di Valentina Isernia

Se credete che quello che è successo durante gli anni della dominazione nazista sia qualcosa di così lontano e remoto da noi, che non abbia intaccato tanta parte del nostro mondo o angoli della nostra vita che oggi (come del resto all’epoca) venivano considerati angoli di istituzione sicura, beh: vi sbagliate. Ci sono storie che si sono tristemente intrecciate. In silenzio – per dovere o per il lento fluire della Storia – forse perché rimanessero piccoli echi di ciò che oggi cerchiamo a fatica di ricordare; che appartengono a tutti, perché tutti possiamo diventare memoria dell’eredità lasciata da altri ed evitare di ripetere, ciclicamente, gli stessi errori.

Immaginate cosa sarebbe successo se…se Tolkien fosse stato ebreo?

Era il 22 luglio 1938 quando l’editore Rütten & Loening scrisse alla casa editrice inglese di Tolkien, la Allen and Unwin, perché interessata a pubblicare una traduzione tedesca de Lo Hobbit. Nella lettera, veniva chiesto a Tolkien la propria Bestätigung, ovvero la certificazione di essere ariano (che sottintendeva la conferma del fatto che non fosse ebreo).

Il 25 luglio, Tolkien rispose al suo editore:

Devo proprio dire che la lettera acclusa della Rutten und Loening è un tantino dura. Devo sopportare questa impertinenza perché ho un nome tedesco o le loro leggi lunatiche richiedono un certificato di origine arisch da tutte le persone degli altri paesi?Personalmente sarei incline a rifiutare di concedere qualsiasi Bestaetigung [conferma, approvazione] (dato che posso benissimo farlo) e lasciare che la traduzione in tedesco vada a quel paese. In ogni caso, ho delle forti remore nei confronti di un’eventuale comparsa sulla stampa di una dichiarazione del genere. Non considero la (probabile) totale assenza di sangue ebraico come qualcosa di onorevole in quanto tale; inoltre ho molti amici ebrei, e mi rincrescerebbe avvalorare in qualsiasi modo l’idea che io abbia aderito alla dottrina della razza, assolutamente perniciosa e non scientifica. Questo riguarda Lei, in primo luogo; io non posso mandare a monte la possibilità di un`edizione tedesca senza la Sua approvazione. Quindi le sottopongo due bozze di possibili risposte.

[Lettera 29, 25 luglio 1938 a Stanley Unwin]

A questa, allegò due bozze di possibili risposte da inviare alla casa editrice tedesca. Nella prima – e unica giunta fino a noi – il Professore usava parole piuttosto taglienti per rispondere alla rischiesta della Rütten & Loening:

Cari Signori,grazie per la vostra lettera. […] Temo di non aver capito chiaramente che cosa intendete per arisch. Io non sono di origine ariana, cioè indo–iraniana; per quanto ne so, nessuno dei miei antenati parlava indostano, persiano, gitano o altri dialetti derivati. Ma se Voi volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo non sembra che tra i miei antenati ci siano membri di quel popolo così dotato. Il mio bis–bis–nonno venne in Inghilterra dalla Germania nel diciottesimo secolo: la gran parte dei miei avi è quindi squisitamente inglese e io sono assolutamente inglese, il che dovrebbe bastare. Sono sempre stato solito, tuttavia, considerare il mio nome germanico con orgoglio e ho continuato a farlo anche durante il periodo dell’ultima; deplorevole guerra, durante la quale ho servito nell’esercito inglese. Non posso, tuttavia, trattenermi dall’osservare che se indagini così impertinenti e irrilevanti dovessero diventare la regola nelle questioni della letteratura, allora manca poco al giorno in cui un nome germanico non sarà più motivo di orgoglio.La Vostra indagine è sicuramente dovuta all’obbligo di adeguarsi alla legge del Vostro paese, ma che questa debba anche essere applicata alle persone di un altro stato è scorretto anche se avesse (ma non ce l’ha) a che fare con i meriti del mio lavoro o con la sua idoneità alla pubblicazione, lavoro del quale sembravate soddisfatti anche senza saper nulla della mia Abstammung [discendenza, genealogia]. Confidando che troverete soddisfacente questa risposta,rimango il Vostro fedele J.R.R. Tolkien

[Lettera 30, 25 luglio 1938 a Rutten und Loening Verlag]

Non sappiamo – e forse non lo sapremo mai – quale fu la lettera di risposta ufficialmente spedita alla casa editrice tedesca. Sappiamo però che la pubblicazione avvenne e la trattativa proseguì senza intoppi.

// Il contesto storico-editoriale: le Leggi di Norimberga e la triste fine della “prima” Rütten & Loening

C’è un contesto più ampio da trattare, che rende forse la storia ancora più penosa. In Germania, all’epoca dei fatti, erano in vigore le tristemente note Leggi di Norimberga, tre leggi promulgate (e poi sempre più ampliate da successivi regolamenti attuativi) il 15 settembre 1935 dal Reichstag dal Partito Nazionalsocialista; parliamo di limitazioni della libertà personale, del diritto alla libera espressione d’opinione, inclusa la libertà di stampa o di associazione; da ancora più tempo – parliamo degli inizi degli anni ’30 – erano iniziati i roghi di libri “anti-nazista”. Regole del Reich a cui la Rütten & Loening aveva deciso di aderire anche se non era nata come casa editrice nazista; anzi, la sua politica era sempre stata aperta nei confronti di autori ebrei ed internazionali e, ancora più importante: il principale proprietario ed editore, Wilhelm Ernst Oswald, era ebreo.

Quando la Rütten & Loening fu colpita dalle leggi di Norimberga, fu messa di fronte ad una scelta: la vendita a un editore ariano, oppure la totale chiusura. Così, nel luglio dello stesso anno, fu ceduta ad un editore di Potsdam, Albert Hachfeld, della Athenaion Verlag e con essa tutto il materiale, l’archivio i dipendenti e la politica che l’avevano caratterizzata fino ad allora: tutti gli autori ebrei o internazionali pubblicati furono abbandonati.

Il sopracitato Oswald, uno dei primi proprietari, fu arrestato nel 1942 per non aver indossato la stella di David in pubblico, poi deportato nel campo di concentramento di Sachsenhausen, dove morì. L’altro ex-proprietario della Rütten & Loening, Adolf Neumann, fuggì in Norvegia e poi in Svezia, dove morì negli anni Cinquanta.

// Tolkien contro i regimi

Quelle di cui vi abbiamo parlato non sono sicuramente le uniche e più taglienti esternazioni del disprezzo di Tolkien per i regimi:

Su Adolf Hitler

C’è molta più forza e veridicità nell’ideale «germanico» di quanta la gente ignorante non immagini. Io ne ero molto attratto da studente (quando Hitler, penso, si dilettava di pittura e non ne aveva ancora sentito parlare), per reazione agli «studi classici». […] Comunque, in questa guerra io ho un bruciante rancore personale, che mi renderebbe a 49 anni un soldato migliore di quanto non fossi a 22, contro quel dannato piccolo ignorante di Adolf Hitler (perché la cosa strana circa l’ispirazione demoniaca e l’impeto è che non riguarda per niente la statura intellettuale di una persona, ma riguarda la sola volontà). Sta rovinando, pervertendo, distruggendo, e rendendo per sempre maledetto quel nobile spirito nordico, supremo contributo all’Europa, che io ho sempre amato, e cercato di presentare in una giusta luce. [Lettera 45, 9 giugno 1941 a Michael Hilary Tolkien]Sapevamo che Hitler, oltre ad altri difetti, era un piccolo furfante volgare e ignorante; ma sembra che ce ne siano molti altri che non parlano tedesco, e che, nelle stesse circostanze, mostrerebbero di avere molte delle altre caratteristiche hitleriane.

[Lettera 81, 23–25 settembre 1944 a Christopher Tolkien]

Su Iosif Stalin

Persino i piccoli infelici Samoiedi, temo, hanno cibo in scatola e l’altoparlante del villaggio che racconta le favole di Stalin sulla democrazia e sui fascisti crudeli che mangiano i bambini e rubano i cani da slitta.

[Lettera 52, 29 novembre 1943 a Christopher Tolkien]

Su Iosif StalinWiston Spencer Churchil e l’Italia fascista

Anche se devo ammettere che ho sorriso a denti stretti e «mi sono quasi rotolato sul pavimento, senza interessarmi di quello che sarebbe successo», quando ho sentito che quel vecchio assassino assetato di sangue di Joseph Stalin ha invitato tutte le nazioni a unirsi in una grande famiglia e a lottare per abolire la tirannia e l’intolleranza! Ma devo anche ammettere che nella foto il nostro piccolo cherubino W.S.C. in realtà sembrava il più ruffiano di tutti. […] Chi vincerà? dissero gli italiani (prima di essere coinvolti, poveri diavoli), e Stalin rispose.

[Lettera 53, 9 dicembre 1943 a Christopher Tolkien]*

Non c’è bisogno di entrare in un’analisi profonda di testi che palesano senza ombra di dubbio la posizione del Professore a riguardo. Ma un’ultima, importante riflessione va fatta e la faccio sulle note di “Gilraen’s Memorial” da “La Compagnia dell’Anello”: tornando all’attacco di questo articolo, proviamo soltanto a immaginare come sarebbe cambiato il panorama editoriale mondiale se Tolkien fosse appartenuto a una minoranza eclusa, perseguitata, quasi cancellata. Sopratutto: quanto abbiamo perso, senza saperlo, in quella follia che per tanto tempo è stata giustificata, persino istituzionalizzata.

Quanti scritti e cultura, pensieri e parole abbiamo perso a causa del fuoco appiccato da un’insensata dittatura che poneva le sue basi sull’annientamento umano.

 

 

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