In Cornovaglia con Michele: St. Micheal’s Mount

di Bianca Casale

Bisogna fare attenzione a non confondersi con la sua gemella Mont Saint-Michel, in Normandia, perché le analogie tra St. Michael’s Mount e la sua controparte francese sono davvero tante: intanto il nome, identico se tradotto, poi è un’isola tidale (un’isola collegata al continente da una striscia sabbiosa attraversabile solo con la bassa marea, in inglese tide) e naturalmente la consacrazione all’arcangelo Michele, siamo infatti sul secondo punto della cosiddetta ‘linea sacra di San Michele Arcangelo. Mont Saint-Michel è il terzo.
Ma St. Micheal’s Mount non è certo una brutta copia del più famoso Mont d’oltremanica, anzi: si trova poco a largo della costa a Marazion, in Cornovaglia, gode di un particolare clima e la sua storia si perde nel mistero. 

C’è di mezzo un gigante, Re, Regine e… Plinio il Vecchio.

Immagine via wiki

Partiamo dal Vecchio: si ritiene che sia una delle prime località identificate in un testo scritto in tutta l’Europa occidentale. Sarebbe stato proprio Plinio il Vecchio a menzionarla nella sua  Naturalis Historia, ma anche lo storico greco Diodoro Siculo nella sua Bibliotheca historica, entrambi gli studiosi pare avessero accesso ai testi di Pitea, l’antico geografo greco che potrebbe aver visitato l’isola nel IV secolo a.C.
Il monte stesso è dedicato a San Michele, perché in accordo con la tradizione del luogo l’Arcangelo apparve ad un gruppo di pescatori della zona nel 495 d.C., sarebbe stato in piedi su una sporgenza rocciosa sul lato occidentale del Monte. Questa visione porterebbe alla costruzione per voto al Santo.
Edoardo il Confessore fondò una cappella sul Monte nel 1044 in concessione all’Abbazia benedettina di Mont Saint-Michael. Il Re trascorse gran parte della sua giovinezza in Normandia e fu fortemente influenzato dai monaci normanni e incuriosito dalla somiglianza simbolica tra St. Micheal Mount e il Mont Saint-Michael. Come noi del resto.

La posizione dell’isola rende il luogo una fortezza ideale. Durante il XII secolo, mentre il re Riccardo I (Cuor di Leone, mica niente) era in crociata in Terra Santa, il Monte fu conquistato e reso proprio una fortezza da un gruppo di sostenitori di suo fratello Giovanni. Gli edifici in seguito tornarono al loro uso monastico, ma vennero di nuovo usati come fortezze nella guerra delle Rose e nella ribellione della Cornovaglia contro Edoardo VI . L’ultima occasione in cui il monte fu usato per scopi militari fu nel 1646 durante la guerra civile inglese. Il Monte fu poi acquistato da Sir John St Aubyn nel 1660 e da allora ha avuto un’esistenza pacifica.

Il Monte San Michele in Cornovaglia è unito alla terraferma da una porzione di strada rialzata percorribile a piedi con la bassa marea. Fotografia © Richard Bowden / Shutterstock

La famiglia St Aubyn usò l’isola come residenza durante i mesi estivi, fu solo nel corso del 18° secolo che la famiglia stabilì una residenza permanente sul Mount, costruendo una nuova ala con appartamenti vittoriani e conservandovi collezioni di dipinti e armature. La famiglia St Aubyn mantenne la proprietà fino al 1964, quando  fu ceduta al National Trust inglese. La cessione però fa rimanere lo stesso la casa della famiglia, infatti i vecchi proprietari hanno mantenuto un contratto di locazione per qualche tempo: 999 anni. Per cadere proprio in piedi hanno messo sul piatto anche una licenza per gestire l’attività dei visitatori. 

Ma non dimentichiamo il gigante! Quello di St. Michael’s Mount appare anche nella fiaba inglese “Jack the Giant Killer” e viene chiamato Cormoran (il nome non vi suonerà nuovo grazie a J.K. Rowling e le avventure del suo detective grosso e burbero, Cormoran Strike). Secondo il racconto, Cormoran misurava 5,5 m, sarebbe vissuto in una grotta sul Monte San Michele, sfruttando la  bassa marea per passeggiare verso la terraferma e fare razzie.

Il buon Jack non ci sta, nuota verso l’isola, scava una fossa enorme e suona un corno per risvegliare il gigante. Cormoran si precipita fuori, foriero di minacce per il nostro Jack.
Ma, come al solito per la sua specie il gigante non è molto furbo e cade nella trappola e dopo essere stato insultato per un po’, lo sciocco gigante viene ucciso da un colpo di piccone. Dopo aver riempito la buca, Jack recupera il tesoro del gigante. Secondo la leggenda una roccia è posta sopra la tomba ed oggi questa roccia si chiama Giant’s Grave. La tradizione locale sostiene anche che il fantasma del gigante si possa ascoltare se si pone attenzione passando nelle vicinanze.

Non possiamo che andare a verificare di persona, raggiungere il sito non è difficile e il luogo oggi ospita, oltre al castello e alla cappella, uno splendido giardino, una marina, qualche casa e un cimitero.
Si dice poi che Ley Lines si muovano sotto il mare e si incrocino nel cuore del Monte, donando a questo punto un’energia unica.

Nonostante sia piuttosto a Nord, la Corrente del Golfo tempera il clima e grazie ad una fortunata esposizione solare la roccia assorbe il calore di giorno e lo rilascia di notte, creando un microclima in cui prosperano piante di climi subtropicali. I giardinieri debbono lavorare calandosi sulla parete rocciosa per potare e mantenere i giardini.
Potremmo andare avanti ancora a raccontare altre storie e leggende di questo luogo incredibile ma preferiamo serbare qualche sorpresa per la visita.
Per sapere come arrivare conviene consultare il sito ufficiale.
Che ne dite? Partiamo?


Stranamente su questa isola vivono e prosperano piante di climi molto più caldi. Fotografia © Alexander Zhegalov / Shutterstock

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