La leggenda di Kalimera e Tumulo: una storia di amore e tradimento

Quella di Kalimera e Tumulo è una leggenda che si posiziona in un preciso contesto storico.  I due perirono perché facenti parte di opposte fazioni in guerra tra loro e oggi la vicenda, fra storia e leggenda, riecheggia attraverso il sibilo del vento che rievoca le loro voci di amanti: si racconta infatti che, in alcune zone di Taranto, di notte si odano nel vento frasi d’amore e grida di dolore e sofferenza.

di Irma Nardella

 

La storia di Kalimera e Tumulo risale al tempo delle guerre pirriche, in particolare al 272 a.C. Si tratta di una leggenda che affascina ancora oggi perché intrisa di

passione e tragedia, che genera tanti quesiti quante sono le sfaccettature che la caratterizzano:

qual è lo scenario in cui la vita dei due protagonisti si svolge? Cosa rappresentano entrambi, separatamente e insieme? Perché la loro storia è così attuale e significativa e cos’è che può suscitare emozioni così forti nell’uomo? Siamo destinati a rivivere sempre le stesse vicende, a sopperire fatalmente di fronte a ciò che è più grande di noi e ci coinvolge?

È il caso di fare un passo indietro a quando tutto è cominciato, il preciso momento in cui si è delineato il contesto della vicenda.

// Un contesto storico ben preciso

I Romani avevano arrestato l’avanzata dei Galli a nord, per cui poterono dare inizio ad una campagna di espansione in direzione del sud Italia. A questo periodo risale la costruzione della via Appia ed è in questo contesto che Taranto era importantissima per il suo porto.

La via Appia-Traiana

Roma e Taranto avevano stipulato un accordo secondo il quale le zone a nord di capo Lacinio dovevano essere di competenza di Taranto. Questo patto venne violato scatenando la guerra tra Roma e Taranto.

La definitiva sconfitta di Taranto da parte della potenza Romana si verificò nel 209 a. C.

 

Tumulo è il nome del console romano comandante delle truppe che assediarono la

città di Taranto. Si innamorò della giovane e bella tarantina Kalimera il giorno in cui i loro sguardi si incrociarono superando le barriere delle mura cittadine.

Determinante l’amore: i due cercarono in tutti i modi di incontrarsi e conoscersi, ma le porte della città e la presenza delle guardie tarantine impedivano all’una di uscire e all’altro di entrare. Finché, una notte, Kalimera aprì un varco permettendo al comandante di entrare nella città, segnando il destino tragico di entrambi.

Con lui, infatti, entrarono anche le truppe romane, che invasero la città dando inizio alla battaglia con i tarantini; questi però riuscirono a fronteggiare gli avversari e fecero prigioniero il console Tumulo. L’episodio, venne quindi giustificato dal tradimento di Kalimera che fu a sua volta condannata al rogo.

 

// La leggenda

La tradizione vuole che Tumulo fosse riuscito a liberarsi dalla morsa delle guardie che lo tenevano prigioniero e, spinto dalla disperazione, si sia lanciato verso l’amata abbracciandola, lasciando che il fuoco lambisse i loro corpi.

 

“Kalimera

Tarantina leggiadra e coricida

arse di molto amore per Tumulo

console Romano.

E mentre la città era stretta di assedio

ella aprì le porte all’uomo che amava.

Fu condannata al rogo

ma mentre le fiamme l’avvolgevano

vi salì Tumulo

che stretto a lei arse.

D’ambo le ceneri al vento

a noi la leggenda

Tumulo est.”

 

Così Alessandro Criscuolo rievoca in versi la leggenda di Tumulo e Kalimera.

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