Imbolc, l’antica festa celtica della luce e il legame con la Candelora

Troppo spesso si dimenticano le vere origini di ricorrenze attribuite al cristianesimo che altro non sono che rivisitazioni di antiche feste pagane. Come l’Imbolc, da noi diventato Candelora

di Valentina Isernia

// Il calendario celtico

È bene fare una panoramica del calendario celtico per capire quanto Imbolc si posizioni al suo interno come momento chiave dell’anno.

Per i Celti il giorno iniziava al calar del sole; il loro calendario era diviso in due grandi periodi: quello invernale, scuro e la parte luminosa che cominciava con la festa di Beltane, la vittoria della luce sul buio che indicava il passaggio dal freddo al clima mite della primavera.

I Celti seguivano un calendario lunisolare scandito da otto momenti cosmici che erano considerati un ponte quasi magico, porte cosmiche che si aprivano quando la terra si univa al cielo e permettevano di comunicare con le altre dimensioni.

Tali momenti erano rappresentati dalle quattro Feste del Fuoco, legate a eventi bucolici come la semina, la fioritura, la maturazione e il raccolto; e dai solstizi ed equinozi, che segnavano il percorso del Sole sulla Terra.

Le otto celebrazioni erano

Samhain
31 ottobre  – 1 novembre
Capodanno celtico. Oggi identificato con Halloween, corrisponde all’arrivo dell’inverno.

Yule
20 o 21 dicembre
Solstizio d’inverno, la notte più lunga prima del ritorno della luce

Imbolc
1-2 febbraio
Festa della luce crescente legata alla Dea Brigit, guardiana del fuoco sacro.
Nota come Candelora o Candlemas

Ostara
tra il 20 e il 23 marzo
Equinozio di primavera, quando luce e buio sono in equilibrio

Beltane
30 aprile – 1 maggio
Festa della fertilità e della rinascita della natura. Nota come Calendimaggio che celebra il ritorno della Primavera

Litha
21 o 22 giugno
Solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno e festa di Mezza Estate.

Lughnasadh o Lammas
31 luglio – 1 agosto
Festa del raccolto e culmine dell’estate. Si celebra l’abbondanza e la prosperità mentre il sole comincia a declinare

Mabon
20 o 21 settembre
Equinozio d’autunno. Rappresenta il completamento  del raccolto e un momento di ringraziamento.

// Imbolc e la dea Birgit, simbolo di luce e vita

Conosciuto anche come Oimelc è l’antica festa irlandese del culmine dell’inverno, che cadeva il 1º febbraio, a metà tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera.

La fine dell’inverno era un periodo critico per le popolazioni che vedevano le scorte alimentari esaurirsi, e Imbolc veniva associata all’allattamento degli agnelli, fonte di latte, burro, formaggio per i mesi freddi che rimanevano prima della primavera.

La festività celebrava la luce, la stessa che caratterizza le giornate che si allungano. Era tradizione celebrare la festa accendendo lumini e candele ed era legato alla dea Birgit (Brigid, Bridgit, Brig, Bridget, Brighid, a seconda del vasto territorio tra Irlanda, Scozia, Bretagna e Galles), giovane donna, raffigurata come una triplice dea, che rappresentava le tre fasi dell’esistenza – nascita, maturità e morte – ed era patrona delle Tre Arti: Guarigione, Ispirazione, Forgia che traggono origine dall’azione del Fuoco. Veniva iconizzata infatti con in mano una torcia infuocata o con una fiamma sopra il capo.

Il simbolo principale di Brigit era una croce, che durante la festa veniva riptodotta con rami ed erba secca: una forma quadrata al centro e quattro braccia che si diramano da essa. Spesso viene accompagnata da animali come il cigno, il lupo, il serpente, l’agnello e la giovenca e da fiori, specialmente il bucaneve e il sorbo. Alcuni riti a lei legati, infatti, prevedono l’utilizzo di fiori e candele bianche.

// L’arrivo in Italia e la contaminazione con la cultura cristiana

Quando i Celti giunsero in Italia, il nome della dea divenne Brigantia e diede il toponimo alla zona lombarda della Brianza, per poi essere personificata per i cristiani in Santa Brigida d’Irlanda.

// La Candelora

Candelora è il nome con cui è popolarmente nota in italiano la festa della Presentazione al Tempio di Gesù, celebrata dalla Chiesa cattolica il 2 febbraio – come detto, il giorno per i Celti cominciava al tramonto, quindi la festa si posiziona tra il 1° e il 2 febbraio. Nella celebrazione liturgica si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”. Alcuni studiosi ipotizzano che la Candelora cristiana possa essere stata introdotta in sostituzione di una festività pagana preesistente, anche vista la coincidenza del periodo dell’anno con il periodo di 40 giorni dopo la nascita di Gesù. Questo permetteva di rendere più semplice il passaggio culturale tra una credenza e l’altra; Nel tempo e nelle modalità, però, si è tanto perso quello stretto rapporto con la natura e il ciclo delle stagioni.

La Candelora è forse una delle poche festività non del tutto snaturate dall’antico legame con la natura. Lo testimoniano i tanti detti locali che caratterizzano questo giorno:

  • Trieste
    Se la vien con sol e bora
    de l’inverno semo fora.
    Se la vien con piova e vento
    de l’inverno semo drento.
    (“Se [la Candelora] viene con sole e bora, siamo fuori dell’inverno, se viene con pioggia e vento, siamo [ancora] dentro [l’inverno]”)
  • Padova:
    Se ce sole a Candelora del inverno semo fòra, se piove e tira vento del inverno semo dentro.
    (Se il giorno della Candelora è soleggiato, siamo fuori dell’inverno, se piove e tira vento, siamo dentro l’inverno)
  • In Lombardia:
    A la Madona da la Sciriœura dol inverno a semm da fœura ma s’al fioca o al tira vent quaranta dì a semm anmò dent
    (Alla Madonna della Candelora dall’inverno siamo fuori, ma se nevica o tira vento per quaranta giorni siamo ancora dentro)
  • Bologna:
    Al dé dl’Inzariôla, o ch’al naiva o ch’al piôva dal invêren a sän fòra, mo s’ai é al suladèl a in arän anc pr un mṡarèl
    (Il giorno della Candelora, che nevichi o piova, dall’inverno siamo fuori, ma se c’è il sole ne avremo ancora per un mesetto)
  • In Piemonte:
    • A la Candlora, da l’invern i soma pì ‘ndrinta che fòra.
      (Alla Candelora siamo più dentro all’inverno che fuori)
  • In Toscana:
    se piove o se gragnola dell’inverno semo fora …
  • Nelle Marche:
    Candelora, de l’invernu semu fora; ma se piôe u tira vendu, de l’invernu semu drendu.
    (Candelora, dall’inverno siamo fuori; ma se piove o tira vento, dell’inverno siamo dentro)
  • In Puglia:
    A Cannëlôrë, ci non nevëchë e non chiovë, a Vërnët non è fôrë
    (Alla Candelora, se non nevica o non piove, l’inverno non è fuori).

 

Buona festa della luce a tutti!

 

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