Il mito di Deirdre e Naoise: la tragica storia di una donna bellissima ed “abusata”

di Eleonora Amato

Il mito è da sempre l’occhio sul mondo degli scrittori, dei poeti ed anche degli storici. Queste storie meravigliose che ci capita di leggere o di ascoltare, ci portano ad apprezzare altri orizzonti e a vivere con maggiore intensità “l’oceano nascosto delle nostre emozioni”.

Uno dei temi ricorrenti di queste storie è l’amore, focus principale l’amore della letteratura delle origini

l’amore che move il sole e le altre stelle

diceva Dante nell’ultimo canto del Paradiso.

Specchio della realtà, nel mito l’amore viene raccontato in ogni sua forma: quello felice ma anche quello infelice, due facce della stessa medaglia ma con differenti morali.

Nella mitologia celtica, in particolare, si racconta della storia d’amore infelice della ninfa Deirdre e del giovane Naoise, entrambi vittime di un modo possessivo e inaccettabile di considerare la bellezza.

Nei racconti del passato, infatti, uno dei temi principali riguarda la bellezza: simbolo di perfezione, di grazia, ma anche di potere della donna, di dominio sull’uomo, causa di scontri tra popoli e di offuscamento della ragione, di possesso violento; basti pensare al mito di Elena di Troia, la quale portò mille sciagure agli Achei proprio per la sua bellezza.

Deirdre, donna dal fascino ineguagliabile, ancora prima di nascere viene considerata una minaccia: il druido di corte infatti, afferma che nel regno la sua bellezza porterà scompiglio e consiglia di allontanare la ragazza.

Secondo la tradizione irlandese e secondo la profezia una bambina nacque a Siobha nella notte della luna piena. Il suo fiero padre, Feidhlim, la cullò dolcemente tra le sue braccia e la chiamò Deirdree, come il druido gli aveva suggerito. Non contento Feidhlim la portò di nuovo dal druido e gli chiese di predire il futuro della sua bambina. Il druido guardò verso le stelle e poi con uno sguardo triste e rassegnato osservò la neonata.

“Cosa vedi?” Feidhlim chiese con ansia.

Questa bambina causerà grandi problemi, crescerà fino a diventare la donna più bella dell’Ulster ma genererà la morte di molti dei nostri uomini“.

La ragazza cresce come predetto in grazia e bellezza, diventa una creatura sublime, tanto che gli occhi stessi di chi la guarda non riescono a staccarsi dal suo viso, dai suoi occhi, dal suo corpo.

Deirdre però conosce già bene il suo destino, sperimenta l’amore e riconosce colui che potrebbe rubarle il cuore. Assiste per puro caso all’uccisione di un corvo, e la vista del sangue rosso vivo sulla neve, le fanno comprendere che il suo cuore sarebbe stato preda solo di un uomo che avesse avuto queste caratteristiche: le labbra rosse come il sangue e la pelle bianca come la neve.

Un uomo simile per Deirdre esiste davvero, ed era Naoise, soldato fedele della guardia del re. Vittima della bellezza della giovine, l’uomo mette a tacere il cuore, perché la donna che aveva di colpo rapito il suo animo era già da piccola promessa al re d’Irlanda.

I due si vedono in occasione del banchetto nuziale di lei e vengono travolti da una passione quasi sconosciuta, sfuggente ed incomprensibile. Il loro legame era impresso nel cuore e nel sangue: quello stesso sangue scarlatto che Deirdre aveva visto tempo prima.

Nel mito – ed anche, se vogliamo, nel teatro moderno – è definita: “Deirdre of the sorrows”, cioè “dei dolori” o “delle pene”: vittima di se stessa; di una bellezza ineguagliabile ai mortali che provoca a chi la guarda infiniti dolori. Il suo amore per Naoise, da lui ricambiato ma anche contrastato, darà il via ad una guerra ed alla morte degli amanti.

Deidre infatti è vittima del suo sciacallo, colui che vuole possederla in tutti i modi: il re Conchbar.

Ciò che colpisce di questo mito, al di là della storia in sé, è la rappresentazione che sin dalle origini si da alla donna. In questo caso Deirdre è una donna “abusata”, privata della possibilità di scegliere liberamente il suo compagno. Vi è  l’impossibilità dei due giovani di amarsi come desiderano perché un uomo anziano e di potere si inframette, vi è l’abuso ripetuto del marito violento, l’induzione, in fine, al suicidio.

Tutto ciò mette in evidenza la grande caratterizzazione della donna sin dal mito celtico, che diventa protagonista ed anche antagonista di se stessa. Deirdre è una donna combattiva, viene definita la ninfa del Sole, colei che sa guardare lontano e combattere per ciò che vuole, ma è vittima di un amore infelice che la porterà a morire per il suo desiderio d’amore irrealizzato.

E’ ben lontana, se vogliamo, dalla donna vendicativa del mito dei Nibelunghi, Medea, che sceglie di strapparsi il cuore uccidendo la sua stessa carne, i suoi figli, pur di far soffrire l’uomo che ha scelto di abbandonarla.

Deirdre al contrario lotta si per il suo amore, ma resta sempre una donna “abusata” della sua innocenza, di quel suo primo amore, a causa del capriccio di un re malvagio.

Solo alla fine sceglie di redimersi dalle piaghe di un destino avverso ma annientandosi: decide di buttarsi dalla finestra di quella stessa carrozza che la sta trasportando verso la sua nuova prigione.

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