Amore e morte: le leggende irlandesi dietro il grido della Banshee

di Eleonora Amato

Le donne sono spesso protagoniste di miti e leggende che nell’immaginario collettivo le hanno poi stereotipate in modo negativo e nefasto. Un esempio è rappresentato dalle leggende che ruotano attorno alla Banshee irlandese.

Il termine banshee significa “donna delle fate”, dal gaelico bean, “donna”, e sidhe, che deriva a sua volta da sith (“fata”) o sid (“tumulo delle fate”).

La loro immagine, secondo il pensiero comune, si contrappone: si passa da donne di straordinaria bellezza con capelli folti ed abiti regali, a donne vecchie, brutte e rinsecchite, delle vere e proprie streghe. Una costante però le accomuna: gli occhi arrossati per il pianto. 

// L’amore proibito tra la fata e il cavaliere

In un tempo non ben definito, si racconta che l’Isola di Smeraldo, popolata dal Piccolo popolo delle fate e degli elfi, venne assalita dai Celti. I superstiti furono costretti a vivere nascosti dal popolo degli uomini, rifugiandosi nella corteccia degli alberi. 

Una fata però, Aihbill, cominciò a provare un sentimento d’amore a lei proibito: quello per un cavaliere celtico che suo padre odiava con tutte le sue forze. All’inizio, i due vissero la relazione clandestinamente, ma un giorno, un pò per invidia un po’ per crudeltà, una delle fate fece sapere al padre di Aihbill che i due si amavano. Da quel momento, il padre perseguitò la figlia e la fece rinchiudere in una prigione di cristallo mentre diventava spettatrice della morte del suo amato per mano del padre. A nulla valsero le grida di dolore e di tormento della giovane fata, perchè il ragazzo al quale lei aveva donato il suo cuore venne trucidato senza pietà davanti ai suoi occhi

La leggenda narra anche che le grida fortissime della giovane riuscirono alla fine a rompere la sua prigione di vetro e lei impazzì, vagando alla ricerca dell’anima del suo amato; divenne brutta nel fisico e nello spirito: tutto ciò che si poteva notare erano i suoi occhi gonfi di lacrime e le sue grida laceranti che molti irlandesi affermavano di sentire nelle notti più oscure e silenziose.

// La storia di Lile McGinley e Brian O’Brian

Questa storia, si intreccia con quella di  Lile McGinley, soprannominata l’infelice: ella visse a lungo fino a perdere il senno, perchè portava dentro di sé un dolore indicibile.

Innamorata di un uomo buono e generoso, Brian O’Brian, fu ostacolata dagli interessi delle famiglie, facenti parti di due fazioni politiche opposte: il padre di Lile era un ricco protestante, da sempre contrario all’indipendenza dell’Irlanda, leale verso la Corona Inglese, mentre la famiglia O’Brian, cattolica e di antiche origini, si schierava dalla parte dei repubblicani, desiderosi di unire tutte le contee d’Irlanda. 

Stando alla leggenda, Lile proteggeva la famiglia O’ Brian e, nel 1014 Brian O’Brian si lanciò nella battaglia di Clontarf pur sapendo di andare incontro ad una morte certa: infatti la notte precedente Aibhill gli era apparsa mentre lavava la biancheria dei soldati, finchè l’acqua non si era tinta di un rosso vermiglio: simbolo di un presagio nefasto. Dalla morte dell’amato, Lile impazzì chiudendosi in un immenso castello a causa della perdita del suo amore: da allora la sua condanna è stata quella di vivere come uno spettro che piange perennemente. L’amore, quindi, diventa il motivo per il quale la banshee piange; e dato che le sue lacrime sono infinite, allo stesso modo è diventato il simbolo del pianto eterno anche per i defunti.

Aihbill e Lile sono due diverse rappresentazioni mitiche del destino che vede l’amore proibito irrimediabilmente legato alla morte.
Secondo la tradizione, la Banshee ha il compito di piangere per l’anima dei defunti, viene scelta come spirito che veglia sull’anima di colui che entrerà a far parte di un altro mondo e che ha bisogno del pianto, della compassione e delle lacrime per varcarlo. Le lacrime, le urla di dolore acquistano nella civiltà irlandese un peso molto importante; infatti secondo il mito, la Banshee piangeva solo per le famiglie di altro lignaggio, mentre secondo altri le sue lacrime erano il prezzo che il defunto doveva pagare per oltrepassare l’aldilà

Da ciò è interessante comprendere il valore di una lacrima. Come può una lacrima essere così importante da decidere il destino dell’uomo? Se andiamo indietro nella storia, possiamo fare riferimento anche alle prefiche, le donne pagate per piangere sulla tomba del defunto, una tradizione presente ancora oggi nel folclore dei popoli dell’Europa orientale.
Maggiore era il lignaggio che ricopriva il defunto, tanto devastante era il grido che la prefica emetteva come prefigurazione di un cattivo presagio. Questo senso di macabro è presente anche nel luogo in cui vivevano: per la maggior parte nelle profondità delle paludi, nelle vicinanze di fiumi e dei laghi. 

Col tempo la Banshee ha assunto una connotazione ancora più negativa ed è divenuta un messaggero dell’Altro Mondo, presagio di morte, di terrore ed ha forse contribuito ad aumentare quegli stereotipi dall’accezione negativa che per troppi secoli hanno interferito con la posizione della donna nella società e nel Mondo.

 

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